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Nicola Luciano Cipriani

francobolli falsi

LA LIRA ITALIANA – FOGLIETTO FALSO

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Nicola Luciano Cipriani

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Il 23 marzo 2012, in occasione del 150° anniversario della unificazione del sistema monetario italiano, è stata emessa una serie di tre francobolli in foglietto (figura 1). Infatti il 24 agosto 1862 Vittorio Emanuele II firmò la legge di unificazione del sistema monetario nazionale e la Lira sostituì le monete precedenti degli Stati che aderirono o furono conquistati sino a quel momento (Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia n. 788, GU n. 209 del 3.9.62)

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Figura 1 – la serie in foglietto emessa il 23 marzo del 2012 in occasione della unificazione del sistema monetario nazionale, stampato in rotocalcografia.

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Ricordo che l’adozione della Lira come moneta dell’Italia unita ha avuto tre fasi legate alla acquisizione/conquista dei territori che mancavano alla unificazione nazionale:

I – Annessioni e conquiste del 1861 (Legge 24.8.1862). Per l’unificazione monetaria di questi territori al Regno d’Italia è stato emesso il foglietto in questione nel suo 150° anniversario.

II – Conquista del territorio laziale dello Stato Pontificio a seguito dei fatti del 1870.

Da ricordare che nel 1866, con l’editto del 18 giugno, il sistema monetario pontificio aveva adottato la «Lira Pontificia» equiparata in valore a quella italiana. La Lira Italiana è stata invece ratificata nel Lazio con Regio Decreto del 13 ottobre 1970, art. 15 (G.U. n. 285 – Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia n. 5920, GU n. 285 del 16.10.70).

III – Conquista delle Terre Redente (Trentino Alto Adige, Friuli, Dalmazia, ecc.) con la conclusione della I guerra Mondiale. Nel 1919, il Comando Supremo del Regio Esercito, con l’Ordinanza del 31 marzo, conferisce corso legale alla valuta italiana in Trentino e Venezia Giulia a partire dal 10 aprile successivo.

Orbene, di questo foglietto gira un falso che penso possa stimolare i collezionisti di varietà. L’ho avuto da un collezionista che ringrazio per l’informazione. Non so se gira anche la versione completa, ma penso sia molto probabile. La varietà consiste nella mancanza della stampa del colore ocra e della perforazione (figura 2). Si tratta effettivamente di due mancanze contemporanee sullo stesso oggetto che sono molto accattivanti e per le quale molti collezionisti ne potrebbero realmente essere attratti. Non conosco il prezzo di commercializzazione, ma certamente non viene regalato.

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Figura 2 – immagine dell’imitazione del foglietto emesso in occasione del 150° anniversario della unificazione del sistema monetario nazionale. Due sono le varietà presenti: la mancanza del colore ocra e la mancanza della perfora-zione. È stato stampato in off-set (fotolito).

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A prima vista, l’imitazione appare di buona fattura, il colore grigio è stato riprodotto abbastanza fedelmente, anche se non troppo, e con molta facilità si può essere ingannati e prenderlo per buono. Ma chi mi legge potrà stare tranquillo perché riconoscere i suoi caratteri non originali è veramente molto facile: basta avere una lente, consigliata quella 10x, il falso è stato eseguito in off-set.

Come si può notare, il colore grigio non è proprio identico, ha un tono spinto un po’ verso il nero anziché verso il blu; però siamo abituati con le emissioni degli ultimi anni che spesso presentano leggere differenze di toni di colore dovuti a lotti di stampa effettuati in tempi differenti. Ma vediamone le caratteristiche che possono aiutare i collezionisti più attenti.

Come molti sanno, il Poligrafico dello Stato, utilizza due sole macchine per la stampa dei francobolli, una per quelli da eseguire in calcografia e la seconda per quelli in rotocalcografia. Il Poligrafico dello Stato, non utilizza il sistema off-sett per i francobolli da circa 30 anni e, quando lo ha utilizzato in precedenza è stato sempre in contemporanea con altri sistemi (v. Castelli). Dall’autunno del 2003 all’IPZS sono state acquisite due nuove macchine Goebel, una per la rotocalcografia ed una per la calcografia. Il sistema rotocalcografico è quello più frequentemente usato per i commemorativi ed il nostro foglietto è uno di questi. I francobolli stampati presso l’IPZS con il sistema rotocalcografico presentano i colori a tutto pieno o leggermente e casualmente screziati da deboli attenuazioni di colore, non vengono utilizzate forme di retinatura. Quindi questo dato consente di riconoscere un falso in modo immediato, naturalmente bisogna masticare un po’ di metodologie di stampa. Però, a parte questa conoscenza che tutti possono acquisire, sapere che il colore deve essere pieno e non con tanti minuti pallini bianchi, o di colore, può essere più che sufficiente per non farsi rubare un po’ di soldini.

In figura 3, riproduco a sinistra un particolare del primo francobollo del foglietto originale, mentre a destra il suo corrispondente dell’imitazione. Quanto spiegato poco sopra, è particolarmente evidente se si osserva la barretta verticale grigia, ma c’è da dire qualcosa in più in merito anche ai caratteri delle scritte. Quelle eseguite in calcografia dell’originale sono ben nitide perché il carattere è pieno; quelle dell’imitazione invece hanno i contorni irregolari tanto da dare l’idea di una stampa fatta male, questo è l’effetto che produce il retino con i suoi piccolissimi pallini bianchi.

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Figura 3 – a sinistra l’originale, a destra l’imitazione. l’originale è stato stampato con il sistema rotocalcografico, l’imitazione con sistema off-set utilizzando un retino monocromatico.

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Per meglio evidenziare la retinatura, mostro il confronto della stampa dell’1 di 150 (figura 4). A sinistra l’originale caratterizzato dal tratto pieno casualmente screziato, a destra l’imitazione con la sua retinatura a puntini allineati. Il maggiore ingrandimento usato per questa figura dovrebbe aiutare un po’ di più a capire la differenza tra i due foglietti. Cosa molto facile da verificare e riscontrabile in tutti i tratti di colore grigio dei tre francobolli che compongono il foglietto.

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Figura 4 – a sinistra l’originale, a destra l’imitazione. Si noti il colore pieno dell’originale e la retinatura dell’imitazione.


Auguro a tutti i lettori un buon divertimento con soddisfazione per riuscire a non lasciarsi abbindolare da qualche furbetto.

PRIORITARIO 1999 – RISPONDERE O NON RISPONDERE?

Nicola Luciano Cipriani

Non avrei voluto scrivere queste, spero, poche righe perché non mi piace alzare polemiche inutili; non stiamo parlando di cose fondamentali della vita, ma di un hobby e questo è il motivo della mia posizione: evitare situazioni che generano tensioni. Purtroppo più di un amico mi ha spinto a rispondere adducendo la motivazione che, essendo stato chiamato in causa, una mia risposta sarebbe doverosa. Già in altra occasione ho mantenuto con rigidezza la mia posizione, ma riconosco che le situazioni sono molto differenti, come pure differente è l’anima della questione. In questo caso penso che Giovanbattista Spampinato non sia stato stimolato da nessuna intenzione di cercare un conflitto. Noi tutti scriviamo, con la passione e per la passione,  per trasmettere le nostre conoscenze convinti di raccontarle nel modo più corretto possibile e sono convinto che molti lettori in qualche modo apprezzano la spontaneità e la disponibilità di chi, con tutto il proprio animo, cerca di informare divertendosi e per trasmettere spunti di divertimento.

Qualche tempo fa ho pubblicato una ricerca con la quale ho portato a conoscenza dei collezionisti la scoperta di una particolare tiratura del francobollo prioritario del 1999 che sul lato sinistro presenta il fustellatore invertito (figura 1) (Il Francobollo Incatenato, 299 ottobre 2019). Lo stesso articolo è stato pubblicato su Il Postalista e sul mio sito personale: (https://www.ilpostalista.it/varieta/varieta040.htm) (https://www.peritofilatelico-cipriani.it/prioritario-1999-un-fustellatore-invertito/).

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rispondere o non rispondere?

Figura 1 – prioritario emissione 1999 con fustellatura a sinistra invertita.

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Nell’articolo descrivo le caratteristiche della varietà, il periodo d’uso e la sua distribuzione sul territorio nazionale. Non ho mai minimamente pensato che questo francobollo potesse essere falso perché tutte le sue caratteristiche sono originali. È noto un solo falso dell’epoca di questa emissione e fu stampato in offset e senza doratura; inoltre è stato l’unico prioritario ad avere una fustellatura molto simile all’originale (figura 2).

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rispondere o non rispondere?

Figura 2 – imitazione del prioritario emissione 1999. Questa imitazione non ha copertura dorata ed il colore la simula soltanto.

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Tutte le imitazioni successive erano invece caratterizzate proprio da quella orrenda fustellatura che li rendeva facilmente riconoscibili. Solo molto tardi i falsari si sono dotati di fustellatori un po’ più vicini a quelli del Poligrafico. La mia esperienza sui falsi dei francobolli recenti è cresciuta nel tempo grazie alla attenzione posta su questo materiale e allo studio continuo svolto nel corso degli ultimi venti anni agevolato dalla intensa attività dei falsari.

Per coloro che conoscono meglio le emissioni più recenti, meno i prioritari, porto ad esempio i falsi di Posta Italiana che sono molto comuni. Negli originali, ad esclusione dei piccoli valori, è sempre presente un colore di sottofondo al di sotto del colore metallizzato della bustina che vola. In genere tale colore è lo stesso di quello del nome dell’incisore (Ciaburro), quindi ogni valore dovrebbe avere il proprio. Se negli originali venisse a mancare il colore metallizzato, la bustina mostrerà il colore di sottofondo. Nessuna varietà di questo tipo è mai uscita dal Poligrafico. Sono però state trovate casualmente alcune piccole varietà in cui il colore metallizzato è parziale ed in questi casi è visibile la sovrapposizione dei due colori (figura 3).

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rispondere o non rispondere?

Figura 3 – 70 cent Posta Italiana con colore metallizzato sulla bustina parzialmente mancante nella sua parte sinistra.

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Ho visto anche varietà dei falsi senza il colore della bustina ed al suo posto il fondo bianco della carta semplicemente perché il colore di sottofondo non ce l’hanno (figura 4).

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PRIORITARIO 1999 - RISPONDERE O NON RISPONDERE?

Figura 4 – imitazione del 60 c di Posta Italiana con la varietà senza stampa simil metallizzata della bustina.

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Il prioritario del 1999, al di sotto di quella pesante doratura ha un sottofondo di colore giallo (figura 5);

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rispondere o non rispondere?

Figura 5 – prova di cancellazione della doratura sul prioritario con fustellatura sinistra invertita.

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molti ricorderanno le pseudo varietà gialle prodotte cancellando con una semplice gomma da matita la patina dorata superficiale. Coloro che hanno la monografia de Il Servizio Prioritario, edito dal CIFO, potranno verificare l’esistenza di questa varietà procurata. In moltissimi valori del prioritario del 1999 la sovrapposizione doratura/giallo non è perfetta ed un po’ di giallo si intravede sempre almeno lungo un bordo. Ma, anche quando non sussiste assolutamente nessun fuori registro, lungo tutto il perimetro della doratura si intravede una sottilissima riga gialla che la contorna. Questa osservazione naturalmente richiede una lente di ingrandimento. Ricordo anche che il colore oro dei prioritari non è mai stato imitato in modo efficace, probabilmente per una questione di costi.

Recentemente Giovanbattista Spampinato ha pubblicato un articolo su Il Postalista in cui asserisce che il prioritario 1999 con fustellatura invertita è un falso. A supporto di questa idea adduce la forma dei quattro dentoni d’angolo che differiscono da quelli tipo. Giovanbattista ha un ottimo occhio che io ho spesso enfatizzato quando, nei miei scritti, ho parlato di lui; anche in questa occasione ha voluto evidentemente sviscerare la sua attenzione su questa varietà. In effetti tra le due tirature (fustellatore invertito e non) c’è realmente una differente geometria dei quattro dentoni (figura 6), ma la differenza sul lato sinistro è legata alla inversione del fustellatore che taglia gli angoli della vignetta in modo differente rispetto al francobollo tipo.

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rispondere o non rispondere?

Figura 6 – confronto fustellatura: a sinistra un falso di Posta Italiana, al centro il rioritario di fig 5 e a destra un prioritario tipo dell’emissione 1999.

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Per quanto riguarda il lato destro, si potrebbe pensare anche che il fustellatore utilizzato potesse essere anche leggermente differente da quello solitamente usato. Non credo che i fustellatori siano assemblati presso il poligrafico, ritengo più probabile che vengano acquistati già pronti. Probabilmente al Poligrafico si devono essere accorti dell’inconveniente ed hanno sostituito il cilindro fustellatore. Quando ho scritto i miei articoli sui falsi, per agevolare i meno esperti, ho fornito alcuni caratteri distintivi che potessero aiutare i collezionisti a riconoscerli. Orbene, uno di questi caratteri è la rotondità dei quattro dentoni d’angolo prodotti da fustellatori non proprio identici a quelli del Poligrafico. Mi preme far presente però che i fustellatori delle imitazioni hanno anche altri caratteri distintivi e tra questi è anche la forma del taglio degli pseudo denti che hanno una curvatura differente  e gli stessi denti sono più appuntiti. Inoltre i denti del lato destro delle imitazioni sono spesso delle punte triangolari con uno stretto arrotondamento in testa (figura 6).

Insomma, a me è doppiamente spiaciuto rientrare in questo argomento per un rapporto di amicizia che mi ha legato a Giovanbattista, penso che avrebbe fatto meglio a consultarsi direttamente con me, ma non lo ha fatto. Ritengo che in primis dobbiamo rispettare  le informazioni e tutti gli amici che le leggono. Oggi in tempi di internet dove si scrive di tutto e del suo contrario, almeno nel nostro hobby bisognerebbe cercare di tenere sempre aperte le porte del dialogo, ritengo che sia l’unico mezzo per cercare di chiarire e spiegare in modo amichevole qualunque questione possa presentarsi. In altre parole invito ad utilizzare una dialettica costruttiva.

 

FALSO? NO, INESISTENTE

Nicola Luciano Cipriani

Questo é un articolo su un francobollo inviato per posta mai stampato sino ad oggi da chicchessia per conto di Poste Italiane. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 264, luglio 2016.

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L’antefatto

Alcune settimane fa Stefano Proserpio ha fatto un acquisto in internet e lo ha ricevuto con la spedizione postale di figura 1. La busta è del tipo imbottito con bollicine e, come sappiamo bene, su queste buste capita spesso di non riuscire a leggere l’annullo, che però è stato possibile ricondurre ad un paesino sito nel bresciano.

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falso? no, inesistente

Figura 1 – busta affrancata con un valore da 450 lire di Posta Italiana. Questo è un francobollo inesistente e quindi non contemplato tra i tagli di questa serie emessi da parte di Poste Italiane.

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La busta è stata affrancata con un valore da € 4,50 della serie Posta Italiana e l’amico Stefano ne è stato subito colpito, ben sapendo che questo taglio non è ad oggi presente tra le offerte di Poste Italiane. Con uno sguardo velocissimo ha intuito la frode. Dopo un breve scambio di idee con lo scrivente, Stefano ha contattato nuovamente il mittente chiedendo di perfezionare la trattativa in corso fornendogli un paio di francobolli uguali a quello con il quale era stata affrancata la raccomandata. Naturalmente la risposta è stata evasiva sul tipo: “li ho giusto esauriti…”. La cosa buffa ha due aspetti. Da un lato l’ennesima conferma che attraverso il sistema di accettazione manuale (si tratta di una raccomandata) possa passare anche un francobollo inesistente. Questo, da una parte, fa riflettere sul livello di conoscenza dell’impiegato medio di Poste Italiane in merito al servizio universale e ai francobolli emessi. Bisogna però anche spezzare una lancia a favore perché penso che sia impossibile, per un impiegato, ricordare tutti i numerosi francobolli che vengono emessi ogni anno da Poste Italiane. Capisco che si sta parlando di un problema strutturale delicato, ma non si tratta di lavorazione meccanizzata presso un CMP; si tratta di addetti appositamente destinati, sia negli uffici postali di accettazione delle corrispondenze registrate, sia presso i vari CMP dove il controllo rientra nelle mansioni, a verificare l’idoneità della affrancatura in relazione al suo peso e alla sua destinazione. Si tratta di verifiche che dovrebbero essere fatte da entrambi gli uffici di cui sopra.

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Le caratteristiche tecniche

Descrivo brevemente le caratteristiche di questo francobollo inesistente (figura 2) anche se potrebbe apparire superfluo visto il pessimo risultato ottenuto dal suo autore.

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falso? no, inesistente

Figura 2 – il francobollo inesistente di figura 1, oltre alla dimensione verticale fuori norma, mostra la stampa mal fatta e di pessima qualità.

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In figura 3 invece riporto il valore maggiore di questa serie ordinaria per un confronto diretto.

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falso? no, inesistente

Figura 3 – un autentico alto valore della serie Posta Italiana con la sua dimensione reale. E’ attualmente il valore più alto della serie.

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L’inesistente misura mm. 38×27,5 contro 40×24 degli originali; come si evince anche dall’immagine, entrambe le misure sono di fantasia anche se solo l’altezza eccessiva si palesa immediatamente. La dentellatura è prodotta attraverso il sistema ad aghi ed ha passo 13¼ su entrambe le direzioni; non si capisce se il sistema di perforazione è a pettine o a blocco, anche se propendo per il secondo. Anche della stampa c’è da parlarne molto male: è stata realizzata in modo pessimo e con la quadricromia (CMYK: ciano, magenta, giallo e nero). Il risultato è molto grossolano e di pessima fattura. Potrebbe anche essere stato stampato con una laser oppure con il sistema fotolito.

La carta utilizzata sembra normalissima carta da fotocopie, abbastanza porosa e con superficie parzialmente scabra, quindi di non alta qualità. In superficie non appare nessun trattamento di preparazione alla stampa ed i colori sembrano essere in parte “assorbiti” dalla carta

Le cartelle con la microscrittura sono appena abbozzate e totalmente illeggibili, come pure la minuta scritta in basso a sinistra. La parola italia, ma non solo questa, sembra scolorita da un solvente. Anche la busta e le scie colorate hanno il medesimo aspetto. Solo il valore € 4,50 appare ben visibile con i caratteri totalmente diversi dagli originali. Insomma è proprio uno sgorbio e, forse come tale, può passare maggiormente inosservato.

VARIETÀ DEI FALSI: IL COLMO DEL COLLEZIONISMO

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

In qesto articolo presento due falsificazioni di varietà impossibili da trovarsi su francobolli originali. Lo propongo per meglio mostrare le metodologie di stampa, ma soprattutto il procedimento semplificato adottato per le falsificazioni dei francobolli della serie ordinaria Posta Italiana. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito.

Si tratta di un articolo ampiamente modificato ricavato da una precedente comunicazione pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 242, luglio-agosto 2014, e su Il Postalista (27.08.2014).

 

Alcune varietà di falsificazioni chiarificatrici

Primo esempio

Ringrazio Giovambattista Gaudino che mi ha inviato questa missiva (figura 1) pensando di avere tra le mani una rara varietà di posta italiana.

 

Ormai non solo i falsi dilagano, ora anche le loro varietà

Figura 1 – la busta con la varietà falsa “mancanza del colore della busta”.

 

Vi dico con estrema certezza che questa varietà è decisamente impossibile per due motivi:

1- al di sotto del colore oro della bustina ci deve essere necessariamente e sempre anche il blu;

2- se fosse autentica (ma non lo è) la varietà di figura 1, la mancanza del colore oro avrebbe dovuto produrre anche la mancanza della cornice che circonda la bustina che vola.

Non so se il cilindro che stampa il colore blu ha tutte le parti incise compreso il sottofondo della busta in uno stesso cilindro o se il blu sottostante è a se stante e necessario come base per la stampa del colore metallizzato; fatto sta che tutti questi valori hanno il colore di sottofondo a seconda del colore predominante del francobollo. Ad esempio l’1,40 e similari lo hanno marrone e così via. Nella figura 2 mostro uno 0,70 originale in cui si nota la quasi totale mancanza della copertura dorata; il risultato è una bella varietà con la busta blu.

 

Ormai non solo i falsi dilagano, ora anche le loro varietà

Figura 2 – un autentico 0,70 con la quansi totale mancanza della copertura dorata. Questa è la dimostrazione che il blu all’interno della bustina deve sempre essere presente.

 

Il colore blu della bustina che vola, a sua volta, passando sotto un altro cilindro che stampa il colore metallico, viene ricoperto  da una velo più o meno dorato brillante. Quindi se di colore mancante si fosse trattato, avremmo potuto avere o la sola mancanza dell’oro mostrando quindi il fondo blu della bustina, oppure la sola stampa dell’oro, del rosso e del verde per la mancanza totale del blu. Ma in questo caso si sarebbe avuto un francobollo quasi totalmente bianco. Ma devo riconoscere che anche una varietà del genere può essere realizzata da un falsario. Occhio quindi e fate attenzione.

Per poter fornire informazioni certe, mi sono fatto inviare da Giovambattista una immagine ad alta risoluzione e, ingrandendo in modo adeguato l’immagine, ho potuto constatare che la fustellatura del francobollo è molto irregolare. In figura 2 riporto il particolare di un vero 2,00 euro sovrapposto in prossimità del bordo del francobollo in modo da confrontare le fustellature.

 

Ormai non solo i falsi dilagano, ora anche le loro varietà

Figura 2 – particolare del francobollo di figura 1 con sovrapposto un frammento di un francobollo originario da € 2,00.

 

Potete vedere come l’originale abbia una fustellatura molto regolare con incavi molto arrotondati, mentre il francobollo sulla busta ha gli incavi a forma di “v” (vedi posizioni indicate dalle frecce). Conclusione il nostro Giovambattista è incappato in una varietà del falso prodotto nel 2011 in quel di … forse Napoli; il timbro di annullamento la dice lunga.

Osservando poi nei minimi particolari questa imitazione ci si rende conto che la stampa non è calcografica bensì, anche in analogia con i falsi studiati sino ad ora, in offset. Il lettore a questo punto penso che possa realizzare le differenze tra un francobollo originale e le tante imitazioni che circolano non solo per frode postale, ma anche, e non so se aggiungere soprattutto, nel mondo collezionistico-filatelico.

 

Secondo esempio

Sempre su questo argomento vorrei aggiungere anche un’altra varietà impossibile da realizzarsi da parte del Poligrafico, questa volta però si tratta di un falso da 0,70. Come potete vedere in figura 3, la varietà consiste nel trasferimento del codice alfanumerico dalla cimosa destra a quella sinistra.

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Ormai non solo i falsi dilagano, ora anche le loro varietà

Figura 3 – immagine tratta dal foglio intero con la stampa del codice alfanumerico sulla cimosa sinistra anziché destra.

 

Questa varietà è impossibile da riscontrarsi in un foglio originale per il fatto che la testina di stampa Ink-Jet che stampa il codice alfanumerico progressivo sui fogli è montata in modo da stampare il codice sul lato destro della bobina e non può assolutamente essere spostato sulla sinistra nel sistema di stampa. D’altronde  è impensabile  invertire la direzione di scorrimento della bobina per la stampa del solo codice.

Lo scrivo da tempo, questi francobolli, se non si ha l’occhio allenato alle caratteristiche della stampa, si possono riconoscere facilmente dalla tracciatura (figura 4) che nei falsi è sempre ben incisa e che spesso attraversa anche il foglio siliconato di supporto snervando la rigidezza del foglio.

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Ormai non solo i falsi dilagano, ora anche le loro varietà

Figura 4 – la tracciatura dell’imitazione (in basso) non ha gli incroci simmetri definiti da due incisioni perpendicolari ed inoltre ha le incisioni più profonde ed irregolari. Anche il passo delle incisioni non corrisponde all’originale.

 

Il tracciatore originale del Poligrafico incide la carta su cui sono stampati i francobolli e non il foglio siliconato sottostante. Suggerisco quindi di guardare attentamente la tracciatura, possibilmente bisogna cercare di farci un po’ l’occhio, basta anche solo con gli originali perchè in caso di acquisto, rovesciando il francobollo, magari in blocco (ne bastano due), viene subito la sensazione che qualcosa non torna.

Bisogna riflettere sul fatto che questa varietà è stata messa in vendita su eBay a 100 euro il foglio completo. Non è una grande cifra per un foglio intero ed è facile che qualcuno abbia abboccato.

 

POSTA ITALIANA: UN INEDITO FALSO DA € 0,95

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

Durante questo mese di novembre è stato individuato un francobollo falso da 0,95 di Posta Italiana (figura 1). Si tratta di un valore molto in uso la cui tariffa è ancora valida, anche se l’originale di questo francobollo è stato stampato l’ultima volta nel 2016 riconoscibile dal codice alfanumerico NB072xxxxxx. Ripeto per chi non è ancora al corrente che in detto codice la prima lettera (N) corrisponde all’anno solare di produzione che, in questo caso, è il 2016. La seconda lettera (B) identifica la macchina da stampa che corrisponde alla calcografica Brm-p-350p; il numero di nove cifre identifica in progressione la produzione in fogli. L’intervallo numerico corrispondente a ciascun lotto di stampa rivela il numero di fogli stampati, salvo gli sfrisi.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 1 – Imitazione del francobollo da € 0,95 di Posta Italiana.

 

Tornando al nostro falso, bisogna riconoscere che si discosta molto da quelli che abbiamo conosciuto sino ad ora. Ricordo che la prima produzione di falsi di questa serie uscì nel 2011 e furono contraffatti tutti i valori in uso in quel periodo (0,60, 1,40, 1,50 e 2,00). Con le successive integrazioni dovute ai cambi di tariffa furono riprodotti i valori da 0,70, 0,75, 85, 1,90, 3,30 e 3,60 oltre naturalmente ai tre piccoli valori da 0,05, 0,10 e 0,20. Ad oggi non si conoscono imitazioni degli altri valori che presumibilmente potrebbero essere stati anche contraffatti, ma non sono stati ancora trovati. In questo mese di novembre è stato individuato il valore da 0.95 che di seguito passo a descrivere.

 

La carta

È liscia, abbastanza lucida e di colore bianco abbastanza smorto, tendente molto leggermente al grigio. Valutazione effettuata per confronto con altri valori della stessa serie. Alla luce viola si presenta fluorescente con colore bianco brillante (figura 2) mentre, l’originale è totalmente neutro. Sempre nell’imitazione, si noti anche la risposta neutra dei colori che appaiono tutti con la stessa tonalità.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 2 – Confronto tra l’imitazione (a sinistra) e l’originale in luce viola.

 

La stampa

È stata eseguita in offset (o fotolito) ed appare molto piatta. Il confronto visivo tra l’imitazione ed il falso fornisce subito la sensazione della piattezza dell’immagine. Ricordo che l’originale è stampato in calcografia, a dire il vero una particolare tecnica calcografica che influenza anche la carta sotto la stampa che assume un leggerissimo rilievo al di sotto del colore. La riproduzione potrebbe essere stata fatta mediante riproduzione con software di grafica o con riproduzione fotografica, ma sicuramente ritoccata nei particolari; alcuni decisamente evidenti. Vediamoli nell’ordine.

Nelle figure 3 e 4 riporto le dimensioni della stampa. Come si può vedere, l’imitazione, anche se di pochissimo, è inferiore in entrambe le direzioni rispetto all’originale. Queste piccole differenze fanno pensare ad una riproduzione fotografica, piuttosto che ad altre metodologie. Si tratta comunque di differenze minime che richiedono in ogni caso almeno una lente da ingrandimento. Il modo migliore per verificare questa carattere resta comunque sempre una scansione .

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 3 – Le due immagini sono allineate a sinistra e l’imitazione (in alto) risulta leggermente più stretta dell’originale.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 4 – Le due immagini sono allineate in alto (a destra nell’immagine). L’imitazione (in alto) risulta appena più corta dell’originale.

 

Osservando la microscrittura, si può notare una scarsa leggibilità, decisamente inferiore rispetto all’originale (figura 5). Questo particolare è identico a quello descritto per l’ultimo da 0.70 pubblicato a gennaio (https://www.peritofilatelico-cipriani.it/un-falso-070-posta-italiana/). L’analogia tra le due microscritture è veramente notevole.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 5 – La microscrittura dell’imitazione (in alto) risulta poco leggibile e la cartella è leggermente più corta rispetto all’originale.

 

Per quanto riguarda la busta (figura 6), notiamo caratteri nettamente differenti rispetto a quella dell’originale. Innanzitutto le fasce interne che disegnano la busta sono più strette nell’imitazione, ma il carattere che si nota benissimo con una semplice occhiata è la mancanza del quadrettato tipico di questa emissione. Nell’imitazione è ben visibile un rigato verticale il quale è intersecato da rare e sottili linee orizzontali che non danno affatto l’idea del quadrettato. Inoltre la busta dell’imitazione, nella direzione del volo, è più lunga di circa 0,5 millimetri.

 

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Figura 6 – La busta dell’imitazione (a sinistra) non ha il quadrettato visibile nell’originale.

 

Anche le scritte presentano caratteri piuttosto evidenti di distinzione (figure 7, 8 e 9). Nella figura 7 è riportata la scritta Postaitaliana.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 7 – il quadrettato dell’imitazione (in alto) è più grande rispetto all’originale e la lunghezza della parola Poste è più corta e, di conseguenza, italiane è più lunga.

 

Nella figura 8 il valore.

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 8 – Il valore mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

Nella successiva la parola ITALIA.

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 9 – Anche la parola ITALIA mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

In tutte si nota un quadrettato interno alle lettere più grande rispetto all’originale. In particolare, nella figura 7 si può notare anche che la lunghezza totale delle due parole è identica, ma la parola Poste è più lunga nell’imitazione e, di conseguenza, italiane è più corta. Questo mette in dubbio il metodo fotografico utilizzato per la riproduzione.

Altra evidente differenza è il quadrettato delle scie rosse e verdi: nelle figure 10 e 11 si può notare come il quadrettato dell’imitazione sia costituito da rettangoli. In particolare nelle scie rosse (figura 10) le invasioni di blu alle estremità verso la busta, sono state realizzate con tratti blu verticali. Questo barocchismo poteva senz’altro essere evitato, ma la fantasia decisamente non ha limiti.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 10 – il quadrettato a rettangoli dell’imitazione (a sinistra) con le linee verticali blu a simulare l’inva-sione di colore rosso.

 

Nelle scie verdi invece (figura 11) il quadrettato con le invasioni rosse è stato simulato con puntini rossi sparsi.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 11 – le code delle scie dell’imitazione, si notino i punti rossi sulle scie verdi per simulare l’invasione del colore rosso.

 

La fustellatura e la tracciatura

Come per tutti i falsi che ho potuto analizzare, la fustellatura, non è mai identica a quella utilizzata presso il Poligrafico, anche se dal 2011 i fustellatori delle imitazioni sono veramente difficili da riconoscere.  Nell’imitazione in esame il fustellatore taglia il francobollo conferendogli dimensioni minori (figure 12 e 13), anche se le differenze sono limitate a pochi decimi e possono passare inosservate. Relativamente più evidente è invece la geometria del dentone d’angolo che con il suo arrotondamento non si avvicina minimamente alla forma leggermente lanceolata dell’originale.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 12 – la dimensione orizzontale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale ed inoltre il dentone d’angolo è, come al solito, arrotondato mentre nell’originale è leggermente lanceolato.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 13 – anche la dimensione verticale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale.

 

Questo particolare l’ho evidenziato in tutti i falsi a partire dal 2011. Infatti anche i francobolli prioritari che sono stati i primi ad avere la fustellatura di passo 11, simile al fustellatore del Poligrafico, hanno in comune con questi falsi di posta italiana il dentone d’angolo arrotondato.

Per quanto riguarda la tracciatura, nulla è possibile dire alcunché sino a quando non saranno trovati esemplari nuovi.

IL FALSO DI POSTA ITALIANA DA 0,75 RADDOPPIA

Nicola Luciano Cipriani

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Premessa

Questo articolo descrive le caratteristiche delle due imitazioni note del valore da 0,75. Come già scritto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Anche in questo articolo ho aggiunto la descrizione della vernice plastica, definita a suo tempo bozzolosa, che ricopre le parti stampate e che è definita tecnicamente embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione di questo articolo è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 236 gennaio 2014 e successivamente ripreso da Il Postalista il 21.3.2014.

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Introduzione

la prima notizia relativa al primo falso dello 0,75 della serie ordinaria Posta Italiana risale al dicembre 2012 (Il Francobollo Incatenato n. 224). In quella occasione mi limitai esclusivamente alla notizia, corredata da una immagine, fornendo ai lettori una descrizione minimale. Per alcuni mesi cercai questo falso in foglio o blocco per poterne fare una descrizione completa di tracciatura e fustellatura, purtroppo non fu facile e quando riuscii ad averne un blocco, trovai anche un secondo falso differente dal primo ed entrambi furono oggetto di un mio articolo corredato delle opportune descrizioni il quale fu pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 236, gennaio 2014, e su Il Postalista il 21.3.2014. Del secondo falso, riuscito non molto bene per via di numerose e piccole falle di stampa, ne fu trovata una seconda edizione migliorata nella cura della stampa dopo qualche mese. In questo articolo non è descritto questo ultimo ritrovamento, ma le caratteristiche sono identiche a parte le imperfezioni di stampa.

Molti lettori ricorderanno che poco più di un anno fa la polizia ha sequestrato a Napoli circa 10.000 francobolli falsi ed in bella mostra, nelle riprese televisive, comparivano diversi fogli del 75 cent. A me non era sfuggito il fatto che quei francobolli falsi erano del tipo con fustellatura ad ondine larghe. Dopo il servizio televisivo, questo falso l’ho cercato per lungo tempo, sembrava introvabile; alla fine, i miei sforzi sono stati coronati da successo e ne sono entrati in possesso di pochi pezzi (figura 1).

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 1 – il falso intercettato dalla polizia lo scorso anno, è stato la prima imitazione da 0,75 apparsa sul mercato.

 

In effetti, l’osservazione attraverso lo schermo televisivo non mi aveva ingannato, si trattava proprio di questo francobollo di cui avevo fatto una news nel 2012. Nel 2014 sono riuscito a trovarne altri (figura 2), ma ironia del destino, questi erano differenti, e più precisamente, del tipo a fustellatura di passo 11 simile agli originali.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 2 – il falso ritrovato recentemente, cronologicamente posteriore a quello di figura 1

 

Avete capito bene, quest’ultimo ritrovamento è parente stretto dei falsi di Posta Italiana che ho trattato nel mio articolo “Posta Italiana: facili da falsificare” pubblicato nel numero 215 del febbraio 2012 de Il Francobollo Incatenato.

Nella figura 3 è invece riportato l’originale.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 3 – l’originale

 

Quali sono le caratteristiche dei due falsi e le loro differenze con l’originale?

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Descrizione dei falsi e confronto con l’originale

Al solito il falso della figura 1 è stampato in offset. Decisamente piatto nella stampa con colori leggermente più chiari rispetto all’originale. La microscrittura è costituita da tanti puntini variamente colorati che ne danno un’idea molto lontana. La fustellatura è di passo 10 e ha forma ondulata.  Inoltre, in tutti i valori in nostro possesso (provengono tutti dallo stesso foglio) le scie verdi sono sempre più corte di quelle rosse e la carta è bianca brillante e molto lucida. Questi ultimi due caratteri sono tipici del falso da 0,60 che ho chiamato terzo tipo e che ho descritto in “Mamma mia quanti falsi!”.

Il falso di figura 2 è stato anch’esso eseguito in offset, ma con modalità di stampa decisamente più curata, la fustellatura è di passo 11, come negli originali, la microscrittura è fedele all’originale per quanto riguarda le parole, ma differente sia nella cura della stampa che nel colore utilizzato. La carta è bianca, opaca, più resistente del precedente alla flessione tra le dita; la carta siliconata di supporto è bianca. Questa imitazione corrisponde ai falsi che ho definito di IV tipo in “Mamma mia quanti falsi!”. Questa imitazione ha inoltre una caratteristica molto particolare: è piena di piccoli difetti di stampa, si tratta di grumi di colore che hanno impedito il contatto del cliché intorno al grumo; i difetti quindi appaiono come punti di colore che interrompono la stampa intorno al grumo. Nelle figure 4 e 5 ne sono riportati due esempi. Quasi tutti i francobolli ne sono affetti, spesso con più difetti coesistenti nello stesso francobollo.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 4 – posizione 4

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 5 – posizione 30

 

Si tratta di una stampa molto poco curata. Questo falso presenta anche un particolare evolutivo rispetto ai fratelli del 2011. Ricorderete infatti che per conferire l’effetto rilievo alla serie precedente, i falsari usarono una vernice plastificata a grumi (embossing digitale o vernice UV), a dire il vero un po’ troppo grandi ed era palese sotto i polpastrelli l’eccesso di rugosità. Con questo nuovo falso è stata usata ancora questa vernice trasparente, ma le asperità sono molto più piccoli dei precedenti. Questo accorgimento simula molto meglio l’effetto della calcografia rispetto alle imitazioni del 2011. Resta comunque evidente anche per i meno esperti la differenza con un confronto tattile in contemporanea tra l’imitazione e l’originale. L’embossing digitale è un sottile strato di vernice UV ad asciugatura rapida ed usata in modo particolare. La stampa infatti assume un aspetto tridimensionale percepibile sotto il tocco delle dita, grazie a questa vernice trasparente che, asciugandosi, resta in rilievo. con la vernice UV è possibile ottenere un aspetto lucido, opaco oppure granuloso, a seconda del risultato finale desiderato.

Ma vediamo un po’ le differenze tra i due falsi e l’originale. Per il confronto riporto solo tre particolari che ritengo più che sufficienti per realizzare le differenze, in ciascuna figura in alto c’è sempre l’originale. Nella figura 6 sono riportate le tre cartelle grandi e si vede molto bene la puntinatura del primo tipo che sostituisce la microscrittura; il secondo tipo, invece, per quanto molto simile all’originale (ci sono anche le iniziali del Poligrafico) pur tuttavia le lettere sono meno nitide e la microscrittura è meno regolare.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 6 – la cartella grande, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Lo steso vale per la scritta Posteitaliane, i caratteri descritti per la figura 6 li ritroviamo identici nelle successive figure  7 e 8.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 7 – la scritta Posteitaliane, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 8 – la scritta € 0,75, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il quadrettato che riempie le singole lettere è molto nitido negli originali, al solito, un puntinato indecifrabile nel primo tipo, mentre, nel secondo tipo falso è stato usato il quadrettato, ma si vede molto bene la minore nitidezza. In questo caso si può notare anche una differente dimensione delle singole lettere, specialmente le “a” e la “e” di italiane. Le altre scritte che non presento in immagine hanno le stesse caratteristiche ora descritte. Un particolare cenno merita la scritta del valore € 0,75. Questa presenta sempre le medesime caratteristiche descritte per le due figure precedenti, ma in più mette in evidenza la vernice trasparente (Embossing digitale) soprastante il colore viola. Nella figura 8 si vede traslata verso sinistra ed in basso l’immagine trasparente della scritta € 0,75 formata da una serie di puntini incolonnati a simulare un rigato verticale. Questa vernice trasparente conferisce al disegno l’effetto rilievo della stampa calcografica. Tutte le parti in colore della stampa di questo secondo tipo hanno la vernice trasparente a piccoli puntini. Bisogna riconoscere che questi falsari ce l’hanno messa tutta la loro inventiva per realizzare una simulazione che potesse essere facilmente confusa con l’originale, ma questa di conferire l’effetto rilievo alla stampa penso che possa essere considerato un “eccesso di zelo” perché, per dirla in modo molto pratico, ritengo che nessun dipendente postale, tra quelli addetti alla lavorazione della corrispondenza, possa avere il tempo di verificare l’autenticità di tutti i francobolli delle missive lavorate all’interno di un CMP. Ultima nota è il differente carattere del “5” nel primo tipo.

POSTA ITALIANA: IL 70 CENTESIMI FALSO DEL III TIPO

Nicola Luciano Cipriani

In questo articolo presento il 70 cent falso del 3° tipo. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Si tratta di un precedente articolo aggiornato in base alle novità che ho riconosciuto relative al metodo di stampa chiamato embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 239, aprile 2014.

 

Premessa

Nel numero 238 de Il Francobollo Incatenato avevo dato la notizia del falso 70 cent. di posta italiana del IV tipo, quello cioè fatto veramente bene. Subito dopo la pubblicazione, mi è stato inviato un ulteriore falso che però è attribuibile al III tipo (figura 1). L’articolo completo sui due falsi è pubblicato su Il Postalista (Ne aspettavamo uno ed invece sono arrivati due falsi da 70 cent.), attraverso il quale ho avuto questo nuovo falso. Non posso però esimermi dal diffondere a tutti i nostri soci le caratteristiche di questo francobollo la cui notizia è stata data attraverso una news del 14 marzo 2014. Le immagini sono correlabili con la sequenza dei falsi presentata nel mio precedente articolo “Mamma mia quanti falsi” ( Il Francobollo Incatenato n. 222) e articoli successivi di falsi della stessa serie. In quella occasione presentai quattro differenti falsi, ma i primi due tipi sono scomparsi o sostituiti dai secondi i quali continuano ad essere stampati ad ogni variazione tariffaria di Poste Italiane.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 1 – il falso del III tipo

Il falso del 3° tipo si riconosce molto facilmente per la fustellatura ad ondine larghe di passo 10, mentre quello del 4° tipo ha la fustellatura molto simile all’originale.

Nelle immagini che presento, l’originale è sempre in alto o a sinistra, a seguire il falso del 3° e 4° tipo.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e le imitazioni. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e le imitazione dei due falsi (3° tipo al centro e 4° in basso.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 3 – Confronto in altezza, l’originale a sinistra

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografico. Da notare che nelle due imitazioni non corrispondono le larghezze. Già da queste prime due immagini possiamo notare che, mentre, il falso del 3° tipo si distingue facilmente dall’originale per la puntinatura che riempie i caratteri a stampa, quello del 4° tipo, anche con questo forte ingrandimento, ne appare decisamente simile, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti.

Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 4 – le scritte in cartella grande a sinistra della busta, l’originale in alto, il 3° e 4° tipo a seguire

Si nota molto bene il solito puntinato dei falsi del 3° tipo , mentre, nel 4° si nota il minore spessore dei font di stampa rispetto all’originale; questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Entrambi i falsi sono stati stampati in offset o fotolito, ma differiscono tra loro per l’uso dell’embossing digitale nel 4° tipo. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente individuabile e distinguibile da quello originale, mentre in questo falso i bozzoli plastici sono stati ridotti di dimensioni e la rugosità è meno palpabile.

Questa nuova versione di embossing riduce la differenza con la vera calcografia e rende più difficoltoso il suo riconoscimento, ma non impossibile. questo carattere, unito alla tipologia di stampa (offset) danno sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale (in alto) appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che, per rifrazione/riflessione, muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Tutte le scritte ed il disegno sono ricoperti da questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la T di italia.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 5 – parte della scritta, l’originale in alto, a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 6 – il valore facciale, l’originale in alto e a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 7 – la scritta ITALIA, in alto l’originale e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo.

In parallelo, le immagini mostrano le scritte del falso 3° tipo sempre costituite da un insieme irregolare di puntini colorati.

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8). Nell’originale la busta è del medesimo colore delle scritte ed è ricoperta sempre dalla vernice dorata metallizzata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente. Nelle imitazioni il colore di base uguale alle scritte è sempre assente, come pure la doratura; la busta ha un colore che simula l’originale che è ricoperto dalla vernice plastica (embossing digitale o verniciatura UV).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 8 – particolare della busta che vola, l’originale a sinistra e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo

Nella figura 9, invece, a parte il puntinato nel falso 3° tipo, non ci sono grandi differenze da evidenziare tra le scie, c’è però da dire che l’inchiostro utilizzato non è mai proprio vicino ai toni dell’originale, pur nelle sue variazioni riscontrate nei differenti lotti di stampa.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 9 – le scie verdi e rosse, l’originale a sinistra e a seguire nell’ordine i due falsi

Se c’è del fuori registro con la copertura di embossing digitale, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente della copertura plastica.

La figura 10 mostra chiaramente caratteri differenti e in grassetto nel falso 3° tipo; “ROMA” risulta spostata leggermente a sinistra tanto da far diminuire la lunghezza totale dela scritta. si nota anche una leggera differenza, direi, non significativa di tono del rosso rispetto all’originale. nel 4° tipo è inoltre anche visibile, a causa del leggero ma spesso presente fuori registro tra l’embossing e l’offset, il contorno grigino dei caratteri prodotto dalla riflessione/rifrazione della luce dello scanner sull’embossing digitale.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto e a seguire i due falsi

Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette ancor più in evidenza.

Nella figura 11 è riportato il confronto tra le fustellature e possiamo notare le classiche ondine dei falsi del 3° tipo; nel 4° tipo , invece, questo carattere è stato migliorato.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 11 – la fustellatura, in alto l’otiginale e a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale. Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura in questo tipo di falsi non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti differisce dall’originale.

Nelle ultime due figure sono riportate la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale a sinistra, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo

 

In entrambi i falsi (3° tipo al centro delle figure ed il 4° a destra o in basso) le tracciature sono molto incise e decisamente differenti sia tra loro che rispetto all’originale (sempre in alto nelle due figure). Anche questo carattere è stato migliorato nel 4° tipo, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali. Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto che tende ad incidere anche il foglio siliconato sottostante; questo fatto indebolisce quasi sempre la rigidità del foglio. Da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che in entrambe le imitazione non esiste se non casualmente.

LO STAVAMO ASPETTANDO: IL FALSO DA 70 CENTESIMI DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani

Ripubblico questo articolo un po’ datato, ma utile per tenere in un unico contenitore i miei articoli sui falsi della serie ordinaria Posta Italiana e l’evoluzione delle caratteristiche utilizzate per stamparli. Ho apportato alcune aggiunte relativamente a ritrovamenti successivi e alla vernice bozzolosa. L’articolo originario è apparso a suo tempo su Il Francobollo incatenato, n. 238, nel marzo 2014 e su Il Postalista 1l 17-6-15.

 

Ormai è diventata non solo una consuetudine, ma penso anche un impegno di sfida, non solo nei confronti dello Stato, ma, ritengo, anche nei nostri che cerchiamo di mettere in evidenza la non perfezione delle imitazioni. Ad ogni nuova integrazione alla serie ordinaria Posta Italiana (sono già apparsi i falsi da 0,60, 1,40, 1,50, 2,00 e 3,30), arriva l’integrazione della serie falsificata. Dalla prima pubblicazione di questo articolo sono seguiti anche i ritrovamenti dei falsi da 0,85, 1,90 e 3,60. Questi falsi vengono venduti certamente a meno del facciale per lo smercio attraverso le rivendite conniventi di valori bollati, ma nel mercato filatelico il guadagno è stato in proporzione maggiore in quanto, fino a qualche tempo fa, erano venduti a più del facciale. Oggi la situazione è meno fertile e vengono offerti stock in internet a meno del facciale.

Il nuovo valore da 0,70 falso ha delle migliorie rispetto ai precedenti fratellini: la stampa è più pulita ed appare ancora più vicina a quella degli originali. Ma, prima di passare in rassegna le sue caratteristiche e le differenze con l’originale, vorrei prima di tutto evidenziare che l’inchiostro verde e rosso sono debolmente fluorescenti, ma interessante è anche la carta utilizzata, è nuova per i falsari, un po’ meno per alcune emissioni estere: contiene al suo interno filamenti fluorescenti di vario colore, visibili solo in luce viola (figura 1). La carta superiore stampata non è molto diversa da quella degli altri falsi, diverso è invece il foglio siliconato che negli altri falsi ha riflessi perlacei. In questo falso, invece, è molto simile a quello dei francobolli originali.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 1 – il falso 0,70 in luce viola

 

Nelle immagini che seguono, l’originale è sempre in alto o a sinistra.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e l’imitazione. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e l’imitazione.

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografica. Da notare che anche con l’ingrandimento riportato in queste prime due figure, le due immagini appaiono decisamente identiche, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti. Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande; si nota bene il minore spessore dei font di stampa nell’imitazione, questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente distinguibile da quello originale.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 4 – le scritte in cartella grande a
sinistra della busta, l’originale in alto

 

Altro carattere di miglioria in questo nuovo falso, comune anche al fratello da 0,75, è la vernice bozzolosa o embossing digitale o verniciatura UV (questa vernice si accoppia bene con la stampa offset conferendo un aspetto estetico meno piatto) che conferisce il rilievo alla stampa in forma di buccia d’arancia. Ricorderete che l’effetto rilievo, tipico della calcografia, era stato simulato con una vernice trasparente bozzolosa che alla lente appare come plastificata. Questa vernice è lucida ed aveva i bozzoli un po’ troppo grandi tanto da essere facilmente riconoscibile facendo scivolare il polpastrello sul disegno. La nuova versione di questa vernice plastica è stata applicata con bozzoli molto più piccoli e la differenza con la vera calcografia si è ridotta ma resta comunque riconoscibile. In ogni caso rimane sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Se poi questa vernice è un po’ fuori registro rispetto al colore, allora queste macchioline grigie si vedono anche lungo uno o due bordi del disegno (dipende dall’entità e dalla direzione del fuori registro). Nel caso di figura 4 (in basso), si vede bene come i bordi superiore e sinistro siano accompagnati da una serie di puntini grigi, visibili molto bene sopra la parola poste in alto a sinistra. Tutte le scritte ed il disegno hanno come base questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la t di italia.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 5 – parte della scritta l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 6 – il valore, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 7 – la scritta ITALIA, l’originale in alto

 

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8), nell’originale ha sempre la copertura dorata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente; nell’imitazione la doratura è sempre assente, ma con luce radente è molto lucida grazie alla verniciatura UV.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 8 – la busta, l’originale a sinistra

 

Nella figura 9, invece, non ci sono grandi differenze da evidenziare, però c’è da dire che l’inchiostro utilizzato per questi falsi è sempre molto lucido che ben riflette la luce radente. Se c’è del fuori registro con la vernice plastica sottostante, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente dell’inchiostro.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 9 – le scie, l’originale a
sinistra

 

La figura 10 mostra una leggera differenza di tono del rosso, direi non significativa; è interessante, invece, in quanto mostra bene, a causa del fuori registro, la vernice plastica sottostante la quale conferisce un aspetto non ben definito ai caratteri. Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette in evidenza.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto

 

Anche la fustellatura è stata migliorata (figura 11). Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 11 – la fustellatura, l’originale in alto

 

Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura nel falso non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti è diversa dall’originale.

Nelle ultime due figure è riportata la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto

 

Anche questo carattere è stato migliorato, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali (sempre in alto nelle due figure). Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto da indebolire spesso la rigidità del foglio; da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che nell’imitazione non esiste se non casualmente.

MAMMA MIA QUANTI FALSI DA 0,60 DI POSTA ITALIANA!

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

questo é un articolo che raccoglie tutti i falsi da 0,60 di Posta Italiana e li mette a confronto con l’originale. Sono prese in considerazione tutti gli elementi che compongono la vignetta. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 222, ottobre 2010, e su Il Postalista il 7.03.2014.

 

Introduzione

Purtroppo devo ripetermi. Quando, il 7 luglio 2009 uscì la nuova ordinaria di Posta Italiana, dissi subito e con chiarezza che questi francobolli sarebbero stati facilmente falsificabili. Con puntualità la cosa è stata realizzata anche se in vario modo, come vedremo più avanti. Di certo, bisogna riconoscere che il titolo dato a questo articolo parla da sé. Quando vengono prodotti francobolli falsi, è difficile avere l’opportunità di accorgersene sin dall’inizio; in genere ci si rende conto solo quando capita una missiva tra le mani di qualche collezionista oppure se qualche smerciatore li propone a livello collezionistico cosa che, bisogna riconoscere, succede sempre più spesso. La prima segnalazione di un falso di Posta Italiana risale al 5 giugno 2010 (figura 1), da quanto tempo era in circolazione? Il suo ritrovamento fu realmente casuale, come comunicato da Diego Carrarosul n. 199 de Il Francobollo Incatenato.

mamma mia quanti falsi!

Figura 1 – 60 cent. falso I tipo

 

Questo falso è decisamente grossolano e mal fatto, facilmente riconoscibile nel colore della busta volante e nella fustellatura fatta ad ondine con passo 10. Vedremo più avanti gli altri elementi distintivi. Non è facile stabilire la cronologia delle comparse sul mercato dei francobolli falsi di questa emissione, come non è facile stabilire la data di immissione sul mercato; dobbiamo, come al solito, basarci sulle date dei documenti postali che riusciamo ad individuare. Su questa base, possiamo dire che le imitazioni sono comparse tutte tra il 2010 ed il 2011, forse, solo quello denominato III tipo potrebbe essere stato distribuito nel 2011 in quanto il ritrovamento è di questa primavera (segnalazione del nostro socio C. C.). Sicuramente i falsari si sono messi all’opera subito dopo l’emissione della nuova ordinaria. Ad ogni modo del II tipo abbiamo notizia di ritrovamenti su bustoni (figura 2) e fuori tariffa (€ 1,80) nel corso del 2011 e qualche lettera primo porto ed una secondo porto con l’aggiunta di un 20 cent. di Posta Italiana

mamma mia quanti falsi!

Figura 2 – 60 cent. falso II tipo

 

Di tutti questi falsi sono noti solo i valori da 60 cent.; tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sono comparsi ulteriori falsi, molto insidiosi per il livello dell’imitazione, di tutti i valori, ad eccezione dei piccoli (5, 10 e 20 cent.) e di quello da 75 cent. Chiamerò IV tipo questi ultimi, anche se probabilmente non lo sono cronologicamente; ho preferito descrivere in successione gli altri tre tipi che ben si differenziano da questi ultimi, anche se il terzo tipo ha caratteristiche proprie. Delle imitazioni del IV tipo ho pubblicato una descrizione ne: Il francobollo Incatenato n. 215. A seguire le immagini del III eIV tipo.

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Figura 3 – 60 cent. falso III tipo

 

 

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Figura 4 – 1,40 falso del IV tipo in questa versione è stata falsificata la serie completa.

 

Nel proseguo del testo, per la descrizione delle differenze tra questi francobolli presenterò prima sempre l’originale e, a seguire, i tipi I, II, III e IV.

Parliamo innanzitutto della carta, quella del I tipo è lucida, morbida, e bianca, inoltre, essa non oppone resistenza piegandola dolcemente tra le dita. Per questo falso non ho potuto visionare le caratteristiche della carta siliconata di supporto. Le caratteristiche della carta del francobollo del II tipo sono molto simili a quella del I tipo, inoltre la carta siliconata di supporto è bianca brillante. Quella del francobollo del III tipo invece è molto più lucida, bianca e leggermente più resistente alla flessione, inoltre, quella siliconata di supporto è bianca opaca, quasi grigina. La carta dei francobolli del IV tipo, invece, è bianca, opaca, più resistente dei precedenti alla flessione tra le dita la carta siliconata di supporto è bianca, con tonalità compresa tra quella del II e III tipo. Di tutte queste imitazioni, quella che presenta le caratteristiche della carta più simile all’originale è decisamente l’imitazione del IV tipo. Nell’originale infatti riscontriamo sia la carta semilucida (prime tirature) che opaca (tirature più recenti), ma, sempre abbastanza resistente alla flessione. Il supporto siliconato è quasi sempre bianco, ma mai smorto o brillante.

La stampa in nessuna imitazione è in calcografia, direi tutte in offset. In particolare i tipi I e II hanno il tratto pieno per i contorni e le linee, mentre per i riempimenti è stato usato un retino piuttosto grosso a pallini con una densità del 50% circa. Anche il III tipo è stato stampato in offset, ma con retini molto fini e a più colori; questo carattere si vede bene negli ingrandimenti delle figure 5, 6, 7, 8 e 9.

Il quarto tipo si differenzia dalle prime tre imitazioni, la stampa è sempre a tratto pieno e per i riempimenti della busta e delle scie è stato usato un retino a maglia quadrate, molto simile all’originale, ma con inclinazione leggermente differente. Come detto queste imitazioni sono molto vicine all’originale e possono passare facilmente inosservate; i falsari hanno anche adottato un accorgimento che simula la calcografia: su tutte le parti del disegno è stata sovrapposta una speciale vernice trasparente che ha prodotto microscopici globosità superficiali (stama a verniciatura UV o embossing digitale) che producono l’effetto delle asperità della calcografia. In taluni esemplari l’effetto è eccessivo, ma in altri anche questo carattere si avvicina molto all’originale. Nella figura 5 è messa a confronto lamicroscrittura.

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Figura 5 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i falsi I, II, III e IV tipo

 

Nelle imitazioni del I, II tipo è leggibile la microscrittura e mancano le lettere nascoste “IPZS” disperse nel testo. Le righe sono 9 anziché 8 e la prima parola è EPOSTE, con la gambina della N precedente appena accennata e mal definibile per l’interferenza della cornice, anziché POSTE.  Nel III tipo la microscrittura è sostituita da una massa informe di puntini colorati con prevalente tonalità del blu. Infine, il IV tipo ha la microscrittura su 8 righe e con le lettere nascoste “IPZS”, il tutto è molto simile all’originale. La cartella piccola posta a sinistra della scritta “Posta Italiana” (figura 6) presenta le stesse caratteristiche di quelladestra.

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Figura 6 – cartella piccola, a sinistra l’originale, a seguire le imitazioni

 

Anche in questo caso il I e II tipo sono molto simili e la prima parola è ANEPO anziché POSTEIT.

Il valore facciale “€ 0,60” (figura 7) conferma similitudini e differenze viste fino ad ora: il I e II tipo sono identici nelle linee generali differendo tra loro solo per la inchiostrazione un po’ più pesante; in questo caso si può notare, rispetto all’originale, la differente forma del simbolo dell’euro, leggermente ellittica, e quella delle cifre: lo “0” più stretto ed il “6” con l’occhiello più piccolo e la curva alta più accentuata. Il III ed il IV tipo, invece, sono molto simili all’originale.

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Figura 7 – in alto l’originale, a seguire verso il basso dal I al IV tipo

 

Anche le figure 8, 9 e 10 ripropongono le conferme delle similitudini e differenze riscontrate: I e II tipo uguali tra loro, il III differente da tutti ed il IV simile all’originale.

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Figura 8 – in alto l’originale ed a seguire i quattro tipi di falsi,

 

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Figura 9 – a sinistra l’originale, a seguire dal I al IV tipo

 

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Figura 10 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i quattro falsi

 

Un discorso a parte merita la tracciatura (perforazione a tratteggio) e la fustellatura (figura 11). La tracciatura dei tipi II e III è identica: 2 mm di linea forata e 1 mm intatto. Del primo tipo non ho elementi per effettuare le misure, ma penso che possa essere ipotizzata la sua appartenenza a questo gruppo per le forti similitudini con il II tipo. Il IV tipo ha invece 3 mm, in verticale, e 3,5, in orizzontale, di tratto tagliato e 1 intatto. L’originale ha, invece, 2,5 e 0,5.

Anche la fustellatura conferma ulteriormente differenze e similitudini riscontrate nell’analisi di questi falsi, in particolare è da notare che i fustellatori utilizzati per i tipi I, II e III sono identici sia nel passo (10), sia nella modalità del taglio. Si tratta, infatti, di segmenti di fustellatori lineari separati tra loro ed accostati in modo da comporre il rettangolo che delimita il francobollo, essi sono probabilmente montati su un unico telaio. Agli angoli del francobollo si vede bene la non continuità del taglio. Il fustellatore del IV tipo è, invece, costituito da un unico elemento rettangolare che taglia come una lama in continuo il contorno del francobollo. La similitudine con l’originale è elevata e non facilmente distinguibile. La misura del passo ha fornito il valore 11,25 (contro 11 dell’originale), ma più che questo valore, è indicativa la forma dei denti, sia di quello grande in corrispondenza degli angoli, sia degli altri. intendiamoci, non si tratta di evidenti differenze, però il dente d’angolo è più tondo, mentre, gli altri sono leggermente più appuntiti rispetto aglioriginali.

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Figura 11 – in alto l’originale, a seguire verso il basso, dal I al IV tipo

 

Per concludere resta solo da dire che, con un buon grado di certezza, i tipi I e II sono stati eseguiti dalla stessa mano e che le differenze di colore sono dovute solo ad una differente inchiostrazione; le leggere differenze di tonalità cromatiche che si riscontrano nel rosso (che appare più violaceo nel I tipo) non le ritengo diagnostiche e penso che questi due falsi debbano essere considerati due tipi di una stessa produzione. Il III tipo differisce molto dai primi due e non ci sono elementi diagnostici per attribuirlo alla stessa mano dei precedenti, anche se non si può escludere una evoluzione della tipologia di stampa, ma sarei propenso a tenerlo separato. Il IV tipo è da tenere distinto dai precedenti in quanto eseguito con tecniche decisamente differenti. Come già esposto, la sua elevata similitudine con l’originale lo rende veramente molto insidioso, può passare non solo molto facilmente per posta, anche se sottoposto a controlli visivi, ma anche essere scartato per apparire poco interessante agli occhi di molti collezionisti.

POSTA ITALIANA: FACILI DA FALSIFICARE

Nicola Luciano Cipriani

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Premessa

Questo articolo descrive le caratteristiche della prima emissione, quella del 7 luglio 2009, che dopo circa un anno o poco più è stata falsificata e distribuita a piene mani sul territorio nazionale. Parlo dei valori da 0.60, 1.40, 1.50 e 2.00 euro. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Anche in questo articolo ho aggiunto la descrizione della vernice plastica, definita a suo tempo bozzolosa, che ricopre le parti stampate e che è chiamata tecnicamente embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione di questo articolo è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 215 febbraio 2012.

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Introduzione

Quando il 7 luglio del 2009 fu emessa la nuova ordinaria e ne comperai subito un paio di serie, dissi con estrema chiarezza che questa ordinaria sarebbe stata facilissima da falsificare. Aggiunsi anche che già solo facendo una fotocopia su delle semplici etichette adesive la missiva sarebbe sicuramente passata per posta. Chi ha ideato questi francobolli si è preoccupato moltissimo di usare tecniche all’avanguardia e antisofisticazione come gli inchiostri metallici, ma pare che non si sia preoccupato minimamente di comporre un disegno difficilmente imitabile. Imitare questa serie è veramente alla portata di tutti tant’è che già nel giugno del 2010 è stato ritrovato un falso grossolano dello 0,60 (Il Francobollo Incatenato, n. 199 – settembre 2010) e chi sa da quanto tempo prima era in circolazione. Quel falso era veramente grossolano. Tra la fine del 2011 e l’inizio di quest’anno sono stati ritrovati altri falsi, questa volta in serie completa, mancherebbe solo il 75 cent, a parte i tagli di piccolo valore, ma questo è un valore molto poco usato rispetto agli altri e, forse, i falsari non lo hanno preso in considerazione. In realtà poi verrà ritrovato anche il valore da 0,75. Questi falsi però sono presenti sul mercato da oltre un anno. Come faccio a saperlo? Semplice, nello studiarli ho ripreso alcuni bordi di foglio del mio archivio per un confronto delle scritte di bordo e mi sono accorto che un bordo destro dello 0,60 in mio possesso dall’autunno del 2010 è identico a questi falsi. Questo bordo di foglio fa parte di due strisce acquistate perché appartenenti alla terza tiratura (Il francobollo Incatenato, n. 201 – novembre 2010); una è autentica, l’altra no. La differenza a dire il vero, già allora, era quasi inesistente. Con il senno del poi invece ho potuto attribuire ai falsi anche questa striscia.

Prima di entrare nella descrizione dettagliata di questi falsi, ed in base alle poche righe sopra, vi sarete già resi conto che sono fatti veramente bene ed a colpo d’occhio non è possibile riconoscerli. Certamente un occhio ed un dito esperti, ma anche sempre molto attenti, difficilmente potranno essere ingannati, ma bisogna essere veramente attenti ai particolari perché è veramente molto facile non accorgersi di nulla. Vedremo più oltre quali sono gli elementi distintivi.

Nel mio precedente articolo (Ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo – in questo numero del notiziario) avevo iniziato ironicamente a parlare con i falsari, poi ci ho ripensato ed ho cancellato quella parte perché mi era sembrata un po’ eccessiva. Questa idea però l’avevo nel cervello da tempo perché con i continui articoli, non solo miei, in cui sono state descritte le differenze tra falsi ed originali, si stava in pratica dando involontariamente le correzioni per fare un falso irriconoscibile. Questo dubbio mi pervade sempre quando scrivo un articolo di questo tipo, non solo per i falsi in frode postale, ma anche per quelli da collezione. In sostanza nella mia fantasia rimproveravo ironicamente i falsari per essere dei cattivi studenti (scusate, ma esce fuori la mia anima di docente) in quanto hanno cercato di aggiustare continuamente il tiro sui falsi dei prioritari senza mai avvicinarsi più di tanto alla realtà. L’elemento più difficoltoso è stata la fustellatura, quasi sempre molto differente dal francobollo vero, ma certamente anche i caratteri di stampa sono stati approssimati. Anche il primo falso del 2010 della nuova ordinaria è lontano mille miglia dalla realtà. Questa volta però i falsari mi devono aver letto nel cervello, quel rimprovero ironico e taciuto deve essere stato in qualche modo ascoltato: questi nuovi falsi sono veramente fatti bene. Complimenti signori falsari!

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Presentazione della serie contraffatta

Allora è arrivato il momento di entrare nel vivo della descrizione. Prima di tutto ve li presento in confronto con gli originali, nella figura 1, in basso ci sono i falsi. Come potete notare, a parte la leggera differenza di tono di colore che può rientrare nelle normali variazioni cromatiche di una ordinaria, per il resto non si notano differenze di alcun tipo.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 1 – in alto la serie di francobolli autentici, in basso i corrispondenti falsi.

Si può notare anche la differenza di quadratura della perforazione a tratteggio che è irregolare nelle imitazioni, mentre produce rettangoli perfetti negli autentici. Ma questo è un particolare che si può notare perché nella figura c’è un confronto diretto, in condizioni normali passa inosservato, anch’io l’ho notato solo dopo aver composto l’immagine. I fogli interi si presentano nello stesso modo degli originali, finanche il codice della numerazione progressiva di colore nero che è ballerino: talora più alto, talora più basso. Ma proprio questo appare l’elemento più evidente, il tratto pieno della stampa stride fortemente con il retinato dell’originale. Le barrette originali del codice, a causa della retinatura, hanno l’aspetto leggermente ondulato, come se fossero fatti a mano, mentre, quelle falsificate sono perfettamente diritte e nette; la stessa considerazione vale per lettere e cifre del codice alfanumerico. Triangoli e barrette di colore presenti lungo il bordo basso destro non mostrano invece alcuna apparente anomalia, né diverso appare il codice a barre di colore verde a parte la tonalità leggermente differente. Nel proseguo del testo il confronto è fatto con un valore autentico da 0,60 della terza tiratura, ovvero quella con stampa sottile a cui l’imitazione si avvicina di più.

La carta – questa volta i falsari hanno scelto anche una carta adeguata, però non è la stessa del Poligrafico. Le leggerissime differenze sono il colore meno bianco ed è anche appena più morbida di quella originale. Anche in questo caso le differenze si possono notare solo con un confronto diretto. La carta è anche un po’ meno brillante, ma questo carattere è molto variabile anche negli originali.

La stampa – i falsi sono stati stampati in offset a tratto pieno, la differenza con gli originali si può notare solo con una lente (8 o 10x), a occhio non si vede nulla. La stampa calcografica ha un certo rilievo ed al tatto si rileva abbastanza bene una certa debole ed omogenea asperità, mentre la stampa offset è piatta e liscia; in questi falsi però la differenza con la calcografia potrebbe passare inosservata perché il tocco di classe dei falsari è stato quello di sovrapporre la stampa con una vernice densa e trasparente che ha l’aspetto di un liquido coagulato ed essiccato (figura 2).

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Figura 2 – in cifra nera l’originale. Le imitazioni mostrano all’interno delle righe bianche della busta la presenza di globosità di colore grigio, particolarmente evidente nel valore da 1,40, meno nello 0,60 e nel 2,00, poco visibile nell’1,50 e nel 3,30 che ho omesso. La globosità grigia è l’effetto della vernice trasparente a rilievo scansionata.

In pratica è grossolanamente bozzolosa ed al passaggio del dito si percepisce come stampa a rilievo. In gergo tecnico questa vernice si chiama embossing digitale o vernice UV; si tratta di una vernice che lascia volutamente globosità diffusa e più o meno regolare la quale con l’essiccamento lascia queste asperità intatte. L’embossing digitale usato per queste imitazioni produce però un effetto un po’ esagerato e dal confronto si percepisce subito la differenza. La vernice trasparente, inoltre, rende più confusa la stampa sottostante, ha l’aspetto di un film di plastica che ricopre la stampa a colori ed ha una certa brillantezza che si nota con facilità, ma sempre andando a guardare in modo specifico e, soprattutto, occorre un buon occhio. Ma se non è facile riconoscere queste imitazioni facendo attenzione a questi particolari, è certamente più facile se si osservano le linee diritte del codice a barre nero sul bordo destro. C’è da dire anche che la stampa calcografica ha spesso falle dovute a mancanze di inchiostro, cosa che l’offset ha molto più difficilmente. Questo carattere è molto frequente nei francobolli originali come misi in risalto poco dopo l’emissione (Il Francobollo Incatenato, n. 195 – Aprile 2010).

La scritta “Postaiteliane”, che ho spezzato per comodità di impaginazione nelle figure 3 e 4, pur essendo molto fedele nelle dimensioni e nei caratteri, mostra una certa opacità della stampa, inoltre il quadrettato azzurro interno alle lettere chiude maggiormente i quadratini bianchi e non è nella giusta posizione di corrispondenza con l’originale in molte lettere; infine, queste ultime, nell’imitazione sono leggermente più grasse.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 3 – imitazione con stampa opaca in basso.

 

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Figura 4 – imitazione con stampa opaca in basso.

La microscrittura è stata molto decantata dalle Autorità come un importante elemento antisofisticazioni, sicuramente lo è utilizzando la calcografia ed inchiostri particolarmente costosi, ma come ho già scritto in altre occasioni, i falsari utilizzano strumenti e metodi meno costosi per fare imitazioni quanto più possibile vicine agli originali. Quindi la microscrittura e tutti gli altri elementi utilizzati, non sono e non possono essere considerati un deterrente contro le falsificazioni. Più che i materiali, è necessario adottare un disegno che possa essere difficilmente contraffatto tanto che eventuali tentativi portino sempre a risultati molto diversi dall’originale.

Nelle figure 5 e 6 sono riportate le due cartelle con la microscrittura.

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Figura 5 – cartella sinistra, a destra l’imitazione.

 

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Figura 6 – cartella destra, la posizione delle lettere intruse (IPZS) è in sintonia con l’originale.

Nella cartella piccola di sinistra si vede molto bene come la stampa calcografica dell’originale (a sinistra nella figura) sia molto pulita e brillante grazie alla tecnica speciale in dotazione al Poligrafico, mentre nell’immagine di destra risalta in modo netto l’opacità e la irregolarità della stampa offset. Nella figura 6 in particolare si nota come i falsari siano stati attenti anche a riprodurre le lettere aggiunte (IPZS) e intercalate nella microscrittura. Anche questo fu pensato come elemento che avrebbe agevolato il riconoscimento dei falsi. Ma non credo che i falsari seguano le informazioni filateliche, o forse può anche darsi, ma è evidente, dalla fedeltà della riproduzione di queste due figure che l’immagine è stata ripresa fotograficamente (o tramite scanner). Si possono notare leggerissime variazioni nella distanza tra le lettere, ma ritengo che queste minime differenze possano rientrare nella preparazione della riproduzione delle immagini.

La scritta “ITALIA”, con “A. CIABURRO” subito sotto, (figura 7) presenta le stesse differenze già descritte per “Posteiteliane”, qui si nota maggiormente la non corrispondenza del quadrettato dell’imitazione (in basso nella figura).

posta italiana: facili da falsificare

Figura 7 – scritta ITALIA, l’imitazione è in basso.

 

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Figura 8 – confronto del valore, l’imitazione in basso.

Anche il nome dell’incisore presenta le stesse caratteristiche di opacità, in questo caso si nota anche una maggiore irregolarità del contorno delle lettere nell’imitazione e una certa differenza nella forma delle “R”: l’imitazione ha l’occhiello superiore più piccolo. La scritta € 0,60 (figura 8) presenta le maggiori differenze di tonalità di tutte le scritte; in questo caso, infatti, le linee del quadrettato azzurro sono leggermente più sottili e, conseguentemente, i quadrati bianchi più grandi; nell’insieme si ha l’impressione che il colore sia più chiaro

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Figura 9 – confronto della piccola scritta in ditta, in basso i caratteri sottili dell’imitazione.

Le cifre sono leggermente più strette, ma le differenze maggiori si osservano nella virgola, che è più diritta nell’imitazione, e nel “6” che nell’imitazione ha l’occhiello più tondo. Nel complesso il quadrettato è corrispondente all’originale. Le scritte in ditta (I.P.Z.S. S.p.A. – ROMA) (figura 9) sono fatte molto bene, hanno gli stessi caratteri, ma sono decisamente molto più sottili.

Che dire delle scie: decisamente fatte bene! Ma una piccola differenza c’è, si tratta proprio del classico pelo: il retinato della imitazione non è perfetto, l’angolo tra le linee non è proprio di 90° come nell’originale. Per il resto hanno la stessa geometria, sia quelle verdi che quelle rosse (figure 10 e 11). Nelle scie rosse notiamo anche una piccola falla di stampa nell’angolo destro della scia in basso, si tratta di una falla casuale ed anche comune in calcografia, cosa che l’offset difficilmente presenta.

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Figura 10 – il confronto delle scie verdi, l’imitazione in basso.

 

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Figura 11 – le scie rosse, l’imitazione è in basso.

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La fustellatura e la perforazione a tratteggio – gli ultimi due caratteri analizzati che completano questa descrizione sono la fustellatura (figura 12) e la perforazione a tratteggio (figura 13).

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Figura 12 – la fustellatura, l’imitazione è in basso.

 

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Figura 13 – il confronto della tracciatura, l’imitazione è in basso.

La fustellatura per quanto simile all’originale, presenta degli indubbi caratteri distintivi. L’elemento più decisivo è il grande dente presente nei quattro angoli che nell’imitazione è leggermente più grande ma decisamente arrotondato rispetto all’originale che invece è più squadrato ed appuntito. Questo elemento aiuta molto nel riconoscimento di esemplari usati e su busta; per i nuovi aiuta sempre la fustellatura nel suo complesso che appare molto incisa ed irregolare nell’imitazione. L’originale ha il taglio molto pulito e leggero tanto che la scansione non lo mette molto in evidenza, nell’imitazione invece, oltre ad essere irregolare è anche molto pesante. Anche il passo non è proprio perfetto, nella figura 12 sono stati allineati i due primi denti di sinistra e si nota come a destra ci sia una leggera discrepanza, non rilevabile con l’odontometro. Un altro carattere fino ad ora trascurato è la perforazione a tratteggio, da molti chiamata tracciatura. Questo elemento è decisamente distintivo; nella imitazione i tagli verticali ed orizzontali sono uguali, lunghi e profondi ed inoltre quelli orizzontali terminano al contatto con quelli verticali. Nell’originale invece i tagli verticali sono più lunghi di quelli orizzontali, sono poco incisi e questi ultimi attraversano quelli verticali incrociandosi. I caratteri di fustellatura e di perforazione a tratteggio di questi falsi sono esattamente identici a quelli riscontrati nei falsi prioritari del 2011. questa coincidenza non può essere casuale, certamente il nesso è più significativo e non può che condurre alla convinzione che i falsari siano gli stessi. Ricordo infatti che gli ultimi falsi prioritari sono fatti anch’essi molto bene e per molti facilmente confondibili con gli originali. Anche questo sembra essere un parallelo non casuale con i falsi trattati in questo articolo. C’è da dire che il disegno e le caratteristiche di stampa dei prioritari sono stati un duro campo di lavoro per i falsari, cosa che invece non sembra essere per la serie ordinaria di Posta Italiana.

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