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Nicola Luciano Cipriani

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TIPI DI CARTA E FILIGRANE LETTERE NEL 50 CENT. DI POSTA AEREA DI TRIPOLITANIA CON SOPRASTAMPA LIBIA

Nicola Luciano Cipriani

 

 

 

Dopo aver controllato circa 10.000 esemplari del cent. 50 rosso con soprastampa LIBIA mi è venuto spontaneo proporre un articolo sulle filigrane lettere. In effetti ho realmente analizzato 98 mazzette e qualche piccolo lotto di sfusi. La curiosità è scaturita da un esemplare con lettere in doppia fila ben evidenti. Avevo già notato nella precedente visione del cugino viola di Cirenaica una certa scarsità di ritrovamenti ed anche una certa monotonia della posizione di filigrana, tratterò in altro articolo questo francobollo. Passando allo studio del cent 50 rosso ho fatto osservazioni più attente anche perché mi era stato dato un lotto in cui faceva bella mostra di sé un esemplare con filigrana lettere in doppia fila, ben noto al suo proprietario.

Da quanto sopra è evidente che le filigrane lettere in questi valori non sembrano affatto essere frequenti e l’idea mi è balenata ben presto nel cervello allorquando, dopo la visione di diverse mazzette, non usciva nemmeno un esemplare con lettere appena accennate. In realtà il discorso sulle filigrane lettere va fatto con le pinze in quanto questo argomento ha attratto molti collezionisti, specialmente a partire dagli scorsi anni ’70-’80. Il non trovare quindi esemplari con queste caratteristiche è chiaramente legato al numero dei passaggi di mano nel corso del tempo. Non tenterò affatto di fare statistiche in merito perché sicuramente non saranno obiettive.

Le impronte dei timbri sono state studiate prima da Piero Macrelli e più recentemente da Di Vita; questo ha aggiunto alcune impronte per la libia in generale, ma l’elenco fatto da Macrelli per quelli usati specificatamente per Tripoli è molto più ampio.

 

I tipi di carta e l’orientamento della filigrana

Prima comunque di trattare la filigrana, ritengo utile descrivere il supporto e l’orientamento delle corone in filigrana. Come è noto la filigrana è un tappeto di corone che assumono la posizione normale nel formato doppio orizzontale; per la stampa dei formati verticali le vignette sono riprodotte sul cilindro di stampa in posizione coricata e quindi anche la filigrana assume questa posizione.

In quanto all’inversione della posizione della filigrana (destra-sinistra o alta-bassa) può avvenire principalmente per due cause, entrambe in fase di lavorazione in cartiera. La prima è causata quando la colla viene applicata sul lato opposto a quello che porta la filigrana; la seconda è prodotta dalla direzione di avvolgimento delle bobine. Ci sarebbe anche una terza causa dovuta all’allestimento del piano di appoggio della pasta che deve ricevere le impronte della filigrana, ma questo terzo caso mi sembra poco probabile anche se comunque possibile. I due casi precedenti si possono distinguere in quanto, nel primo caso, la stampa viene apposta sul lato della filigrana riconoscibile con luce radente.

Anche la carta può essere di vario tipo, quando la costanza della produzione in cartiera tende un po’ a venir meno si generano differenze anche nel prodotto finale; questo problema deriva dalla tipologia di materiale grezzo che arriva in cartiera e sostanzialmente dipende dal rapporto vegetale/cenci. Le antiche cartiere ricevevano attraverso un sistema di raccolta a livello regionale essenzialmente frammenti di stoffe usate ed abiti logori. L’uso della cellulosa da vegetali si è sviluppato invece nella prima metà dello scorso secolo e le due tipologie di approvvigionamenti sono state parallele per diversi decenni.

Questa premessa descrittiva è stata necessaria in quanto il francobollo in esame si presenta con due differenti tipi di carta: uno leggermente colorato in nocciola molto chiaro ma ben evidente che chiamerò carta crema e l’altro invece tipicamente bianco (figura 1).

Figura 1 – a sinistra esemplare stampato su carta bianca, a destra un secondo esemplare stampato su carta color nocciola chiaro. La differenza si intravede anche sul fronte, in particolare sul perime-tro bianco; anche il co-lore della stampa può esserne influenzato.

 

 

 

In entrambi i casi si osservano molto saltuariamente variazioni di debole intensità del colore della carta ma non mi sono addentrato in specifiche di questo tipo. Da precisare che i colori della carta in figura 1 sono risultanti dalla scansione e potrebbero esserci modeste differenze di tonalità dovute all’effetto del sistema elettronico di scansione e di memorizzazione.

La caratteristica più evidente dei due tipi principali di carta descritti, oltre il colore, è l’orientamento delle corone che può essere destro o sinistro; tale direzione è data dalla posizione della croce sull’apice della corona. In base agli esemplari visionati, la filigrana è quasi esclusivamente destra nella carta bianca e altrettanto quasi solo sinistra in quella crema. Ho riscontrato pochissimi esemplari con l’orientamento invertito in entrambi i casi. Tra l’altro ho notato che gli esemplari su carta crema riportano principalmente l’annullo POSTA AEREA * TRIPOLI D’AFRICA * corrispondente al n. 131 della classificazione di Macrelli e al n. 65 di quella di Di Vita.

 

Figura 2 – Da sinistra le prime due immagini sono dello stesso franco-bollo su carta bianca; la coppia di destra invece riproduce l’esemplare su carta crema. En-trambi sono gli stessi di figura 1. Si noti il differente orientamento delle corone in filigrana.

 

 

In figura 2 riporto i due esemplari di figura 1: carta bianca (coppia sinistra) e carta crema (coppia destra); ciascuna coppia di immagini riproduce lo stesso esemplare, a sinistra immagine scansionata in luce bianca ed a destra lavorata con software di grafica allo scopo di rendere ben visibile la filigrana. La carta crema, nell’immagine grigia, mostra una maggiore puntinatura (piccoli puntini scuri) messa in evidenza dalla eliminazione dei colori, tali puntini rivelano una maggiore porosità della carta che ne determina anche una maggiore morbidezza; al contrario la carta bianca presenta una leggera maggiore consistenza. Tali caratteri dipendono decisamente dal materiale grezzo utilizzato e probabilmente l’impasto dal quale è derivata la carta crema è più eterogeneo di quello utilizzato per la produzione di carta bianca.

Per la carta crema ho visionato un numero di esemplari corrispondente a circa il 10% del campione analizzato corrispondente a un migliaio di esemplari. In questi la costanza della tipologia di carta e la posizione delle corone in filigrana sono decisamente molto costanti. Quasi sempre sono presenti due corone intere e abbastanza centrate rispetto alla dentellatura, raramente ho trovato esemplari con un piccolo accenno della terza corona. In due soli esemplare ho potuto constatare la posizione invertita della filigrana e in figura 3 propongo l’esemplare annullato con impronta POSTA AEREA * TRIPOLI * corrispondente alla n. 131 di Macrelli e n. 68 di Di Vita.

 

 

Figura 3 – esemplare su carta crema con filigrana invertita: corone volte a destra.

 

 

Parimenti per la carta bianca sono difficili da trovare quelli con filigrana sinistra. In figura 4 mostro un esemplare annullato a Tripoli con timbro annullatore POSTA AEREA x Tripoli d’africax corrispondente al n. 131 della classificazione di Macrelli e il 65 quella di Di Vita; e presente nell’elenco della voce “I Bolli di Tripoli”, argomento all’interno del Forum AICPM.

 

Figura 4 – esemplare su carta bianca con filigrana invertita: corone volte a sinistra.

 

 

Nella gran massa del materiale analizzato ho trovato due esemplari che presentano due differenti irregolarità in una corona della filigrana. La prima (Figura 5) è stata individuata in un francobollo annullato presso la Succursale n. 3 con l’impronta corrispondente al n. 2 secondo Di Vita e n. 195 secondo Macrelli.

 

Figura 5 – questo esemplare ha una corona centrale e due parziale in alto e in basso. La corona parziale in basso appare, seppur non intera, con evidente spostamento verso destra rispetto alle altre due come evidenziato dalle frecce verdi e dalla linea rossa.

 

 

L’elemento di filigrana più in basso appare per una modesta porzione ma con evidente spostamento verso destra rispetto alle altre due. A prima vista potrebbe sembrare un semplice spostamento come è stato riscontrato in altre situazioni; in realtà più che mero spostamento direi che questo sia stato accompagnato anche da una rottura (figura 6) dove riporto una immagine elaborata con software di grafica per evidenziare i particolari.

 

 

Figura 6 – immagine parziale di figura 5 rielaborata per evidenziare non solo lo spostamento ma anche la rottura della croce in basso.

 

 

La base della corona spostata (freccia verde) sembra essere rimasta più o meno secondo l’allineamento iniziale come mostrano i due segmenti rossi. La restante parte di corona sembrerebbe spostata verso destra. C’è un altro dato che potrebbe fornire un contributo: la lunghezza dei due segmenti rossi è differente. Il graticcio di corone per costruzione dovrebbe avere la disposizione regolare con distanze orizzontali e verticali pressoché costanti. La perfezione del tappeto di corone non era certamente ideale, ma difficilmente si potevano avere variazioni di spaziatura tra le corone così evidente come in figura 6. Può succedere, non con tanta facilità, che un elemento del tappeto di corone possa spostarsi ma in questo caso penserei più probabile una interpretazione (sopra accennata) un po’ complessa che prevede lo spostamento della corona accompagnata dalla separazione tra la base e la parte soprastante in tal modo si giustificherebbe sia la distanza ridotta evidenziata dai segmenti rossi sia la maggiore distanza della parte alta della corona. Peccato che la dentellatura sia nella posizione meno opportuna e genera una certa ambiguità che non aiuta. Purtroppo non ho trovato il francobollo sottostante. Nel caso esistesse e qualche collezionista sa di averlo, sarebbe possibile sviscerare meglio questo strano fenomeno.

Il secondo esemplare è invece passato per posta senza essere annullato, si tratta quindi di un nuovo senza colla (figura 7). In questo esemplare la corona in basso presenta una rottura in corrispondenza dell’attacco con la base.

 

Figura 7 – secondo esemplare con la corona in basso rotta. Le frecce verdi ne indicano la posizione. In basso i particolari ingranditi.

 

La posizione della rottura richiama molto la situazione della figura precedente, non può assoltamente trattarsi di una coincidenza. In genere gli elementi delle filigrane sono molto delicati essendo formati da sottili fili metallici, generalmente rame, e possono quindi facilmente incorrere in rotture. Il fatto che i due esempi presentino la rottura nella stessa posizione, ritengo sia lecito pensare che le coroncine avessero proprio in questo punto il loro tallone d’Achille. Nella figura, l’immagine al centro è stata realizzata con la benzina, mentre quella a destra è lavorata con un software di grafica. Le due immagini dovrebbero rendere meglio la situazione.

 

 

La filigrana lettere

Come accennato all’inizio, non è possibile fare valutazioni statistiche sulla frequenza di ritrovamento di esemplari con filigrana lettere a causa dei passaggi di mano che questo materiale ha subito negli ultimi 50 anni circa durante i quali è cresciuta notevolmente la ricerca di esemplari con questa variante di filigrana. Un aspetto a favore è invece dato dai mezzi disponibili alla ricerca di questi particolari esemplari. Le agevolazioni tecnologiche sono relativamente recenti, un tempo si usava solo la benzina rettificata, cernendo gli esemplari indiziati. Ma la cernita basata su osservazioni dirette non è particolarmente remunerativa quando la filigrana è poco o molto poco visibile. Oggi con le scansioni e lavorando con opportuni software è possibile analizzare velocemente grandi quantità di esemplari.

Tornando alle nostre mazzette, qualcuna certamente sarà passata poco osservata, direi veramente poche. Tale considerazione scaturisce dalla completa assenza di alcun segno di questa filigrana nella maggior parte delle mazzette visionate. Da un lato è evidente che la ricerca è stata fatta, ma dall’altro è scaturito che il metodo non è sempre stato adeguato, in una delle mazzette ho trovato alcuni francobolli con filigrana lettere 10/10 ed oltre su esemplari nei quali la filigrana è poco visibile in luce bianca. Tra questi è presente anche un secondo esemplare con lettere in doppia fila, ma la doppia fila è appena percettibile poco sopra la linea della dentellatura ed il suo ritrovamento attuale conferma l’inadeguatezza della strumentazione del passato.

Sulla base di quanto detto, in merito alla valutazione statistica mi limiterò pertanto alla sola esposizione del materiale rinvenuto.

 

 

 

 

Filigrana lettere in francobolli stampati su carta color crema

 

I francobolli su questo tipo di carta presentano quasi sempre la filigrana con le due corone abbastanza centrate sui francobolli; segno che molto probabilmente gli operatori addetti facevano molta attenzione alla centratura della stampa sulla bobina. Non ho trovato, se non per minimi accenni la presenza di tre corone con la terza che mostra un accenno parziale della sua presenza. Non ho mai trovato esemplari con una corona centrata e due mezze corone ai suoi lati che avrebbero dato segni dell’esistenza di filigrana lettere intere o quasi. Ho trovato due soli esemplari con presenza di lettere in filigrana, in entrambi i casi le lettere sono in basso e presenti in  modo parziale: 3/10 e 4/10 (figura 8). Oserei dedurre che, nel caso esistessero, il ritrovamento di lettere intere in filigrana debba essere piuttosto difficile.

 

 

Figura 8 – esemplare con filigrana lettere su carta crema e corone volte a sinistra. Le lettere in filigrana sono presenti in basso solo per il 4,1%.

 

 

Filigrana lettere in francobolli stampati su carta bianca

 

La carta bianca si mostra meno avara di lettere in filigrana e le poche rinvenute, relativamente al numero di mazzette visionate sono state concentrate in poche di loro, a loro volta comprese in differenti lotti ricevuti. Nei francobolli con questa tipologia di carta ho incontrato numerosi francobolli con la corona centrale e due mezze laterali ad indicare che la filigrana lettere complete è sicuramente presente.

 

Lettere in doppia fila

Con questo carattere ben evidente è stato trovato un esemplare datomi come elemento eclatante di un lotto di 14 mazzette (figura 9); il francobollo ha annullo di un ufficio postale di concentramento (non è leggibile il suo numero, o XI° o XII°) e la fila intera di lettere presenta un valore decimale di 16,9 e la fila sottostante compare per 5,2/10.

 

 

Figura 9 – esemplare con filigrana lettere in doppia fila. Le lettere intere hanno percentuale 16,9, mentre la fila sottostante compare per il 5,2%.

 

 

In un altro lotto ho trovato un secondo esemplare con filigrana lettere in doppia fila nel quale la fila di lettere paziale è visibile per appena 2,7/10 (figura 10). L’esemplare è stato annullato dallo sportello di Posta Aerea con annullatore BENGASI (POSTA AEREA) n.10 della classificazione Di Vita e presente nel catalogo in fieri per il terzo volume sulla Libia in corso di stesura da parte dell’AICPM. Non è raro l’uso di questi francobolli fuori regione.

 

 

Figura 10 – esemplare con filigrana lettere in doppia fila. Le lettere intere hanno percentuale 16,5 mentre la fila sottostante compare per il 2,7%.

 

 

Lettere basse e lettere alte

 

In questo paragrafo non sono considerati i due esemplari con filigrana lettere in doppia fila. Descriverò i ritrovamenti degli esemplari con filigrana lettere suddividendoli in filigrana lettere in basso e in alto (figura 11). Anticipo subito che la posizione in basso è decisamente più comune. È interessante notare il grande divario tra le due posizioni di filigrana.

 

 

Figura 11 – distribuzione percentuale e massimo noto dei due posizionamenti della filigrana lettere.

 

 

La presenza di filigrana lettere in posizione bassa è numerosa e molto variegata. Nella figura 12 riporto la distribuzione delle percentuali di filigrana lettere secondo tre classi: minore di 5/10, tra 5 e 9,9/10 e valori pieni di 10/10 ed oltre da questi dati è chiara la buona possibilità di rinvenire la filigrana lettere complete.

 

 

Figura 12 – distribuzione di frequenza secondo tre classi di percentuale della presenza di lettere in filigrana.

 

 

La suddivisione presentata ha una sua razionalità dovuta più che altro all’interesse collezionistico dove gli accenni di filigrana lettere sono di regola tralasciati; il dato di maggiore interesse che si ha dalla tabella è la frequenza di lettere piene rispetto a quelle parziali. Non mi è nota, e credo non sia mai stata fatta, una distribuzione statistica generale sulla frequenza di questa tipologia di dati pertanto posso solo presentare i dati relativi al lotto analizzato e specificare che i valori numerici sono relativi esclusivamente a questo lotto senza attribuirgli un significato statistico generale. I valori esposti sono quindi presentati in percentuale relative all’interno di ciascun gruppo descritto.

Detto questo passo al dettaglio delle analisi dei decimi visibili nella filigrana per ciascun gruppo.

 

Lettere intere e parziali visibili in basso

 

Per la descrizione della posizione  della filigrana lettere userò i numeri reali dei campioni trovati senza trasformarli in percentuale.

Nella figura 13 in ascissa riporto il numero dei campioni ed in ordinate i decimi visibili di filigrana lettere. Le due linee azzurre orizzontali delimitano i gruppi descritti nella tabella di figura 11. Landamento ad S della dstribuzione è dovuta sia alla presenza di gruppi di francobolli con lo stesso valore decimale della filigrana lettere, sia dalla differenza (in decimi) non costante tra i vari campioni. Per quanto riguarda i valori percentuali minimi, è possibile che qualcosa mi sia sfuggita per la limitatezza della visibilità, ritengo comunque che si tratti di pochissime unità come si può dedurre dall’andamento della curva in prossimità dello zero.

 

 

Figura 13 – distribuzione di filigrana lettere basse visibile sui francobolli individuati.

 

 

Per capire l’andamento di figura 13 bisogna dire che dove ci sono più di un esemplare con lo stesso valore decimale, questi determinano un pianerottolo nella curva. Ad esempio il tratto orizzontale visibile a cavallo del numero 30,  è dovuto alla successione di ben nove francobolli con lo stesso valore 4,7/10. Dove invece non si formano tratti orizzontali vuol dire che ciascun francobollo ha diverso valore decimale. Un chiaro esempio sono i valori con oltre 10/10 di filigrana lettere che corrisponde alla parte di curva intorno al numero 90. Qui la curva si inclina di più proprio per la maggiore differenza dei valori decimali, in questo gruppo si notano due campioni vicini che determinano un brevissimo tratto orizzontale, si tratta due campioni con identico valore di 11,3/10. Da notare la possibilità di rinvenire qualunque decimale di lettere in filigrana e, con maggiore probabilità, quelli inferiori a 10/10, come si evince dal tratto di curva meno inclinato compreso tra le due linee orizzontali.

Concludendo questa descrizione, la correlazione teorica del grafico dovrebbe essere una retta inclinata nel caso in cui per ciascun valore ci fosse un solo francobollo e la differenza tra i valori decimali sia costante.

 

 

Lettere parziali visibili in alto

 

Già il titolo del paragrafo rivela che in alto ho trovato solo frammenti di lettera in filigrana. Anche se molte mazzette erano state già ispezionate ritengo che questa posizione di filigrana lettere sia molto meno frequente rispetto alla precedente come era già stato anticipato dai dati presentati nella tabella di figura 11.

 

 

Figura 14 – distribuzione di filigrana lettere alte visibile sui francobolli individuati.

 

 

I dati dei pochi esemplari trovati sono esposti nel grafico di figura 14. Come si può notare anche in questo caso la forma della curva è ancora ad S per i motivi espressi sopra. In questo caso i valori, essendo ridotti in numero, non sono in contatto come nel grafico di figura 12 e quindi si presentano con i punti isolati. Da notare che i valori decimali hanno differenze abbastanza vicine tra loro nella parte centrale della curva (tratto più vicino all’orizzontale) mentre le distanze si accentuano agli estremi della distribuzione, andamento notato anche per gli esemplari con filigrana lettere basse. Anche se non molto frequenti, nel caso dei francobolli con filigrana lettere alte, la distribuzione dei punti è abbastanza uniforme e se ne deduce che la loro probabilità di ritrovamento è all’incirca uguale per tutti anche se appare più facile nell’intervallo tra 4 e 5/10 (tratto di curva quasi orizzontale).

 

 

Bibliografia

Di Vita C., (2013) – Libia 1911/1943 – Storia postale della Colonia di Libia e non solo. Volume II. Tasporti Grafici, Trezzano sul Naviglio, MI.

Macrelli P. – I bolli degli Uffici Civili di Tripoli, appunti inediti.

 

Ringraziamenti

Sono molto grato a tutti coloro che mi hanno e mi stanno supportrando in questo complesso studio sui soprastampati Libia dell’ultimo periodo coloniale. Un grazie soprattutto per l’opportunità ricevuta che mi consente di ampliare e trasmettere la conoscenza di questo periodo molto interessante dal punto di vista storico postale.

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Nicola Luciano Cipriani – Perito Filatelico

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

 

Questo articolo mi è stato ispirato dallo studio in corso che sto scrivendo sul valore da 50 cent violetto della serie di posta aerea di Cirenaica con soprastampa LIBIA emesso l’8 luglio 1936. Si tratta del ben noto e comunissimo valore la cui vignetta mostra un arabo su dromedario sovrastato da un aereo in volo stilizzato con una fascia bianca, valore che fa parte della serie emessa l’8 agosto 1932. Nello studio più ampio che sto portando avanti da qualche tempo, ho avuto la necessità di dover ricostruire alcuni timbri per aumentare i dati da utilizzare per l’analisi statistica degli usi postali. Questo argomento mi ha posto davanti al tentativo di attribuzione di alcuni annulli dei quali ho dovuto ricostruire la data o addirittura la località di annullamento. Questo aspetto, decisamente molto interessante e speculativo ai fini della ricerca, mi ha portato a notare alcuni annulli non ancora pubblicati e probabilmente già noti ad alcuni specialisti del settore. Tra l’altro consultando una discreta quantità di materiale mi sono imbattuto anche in annulli più o meno completi ed anche questi non ancora pubblicati.

Benché le caratteristiche dei timbri siano ben note agli esperti, penso possano essere utili a coloro che desiderano approfondire l’argomento.

In figura 1 sono evidenziate con differenti colori le parti salienti di un guller:

  • la corona circolare (celeste),
  • le due lunette (verde),
  • la parte con il datario a caratteri mobili (bianca).

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 1 – le tre parti salienti di un guller, in particolare di quelli utilizzati in Libia durante l’occu-pazione italiana.

 

 

 

Sulla corona circolare si riportano le dizioni che caratterizzano la località ed il tipo del servizio oppure la provincia oppure l’ufficio postale che detiene il timbro. Nel caso di figura 1 compare il nome del servizio in alto e la località in basso e tra parentesi, si tratta di una impostazione antiquata che nel tempo è stata cambiata invertendo le due dizioni ponendo la località in alto. Spesso la scritta superiore è separata da quella inferiore da una coppia di simboli posta ai due lati del datario. Tra quelli più comuni si riscontra una coppia di stellette, oppure una coppia di quattro puntini o quattro quadratini ecc. Ciascuna coppia di simboli può caratterizzare un periodo storico.

Le due lunette hanno dimensioni molto variabili ma sono comunque porzioni di circonferenza geometricamente chiamati segmenti circolari. Spesso, nei timbri più vecchi, la loro posizione può essere leggermente sfalsata sia in orizzontale che rotazionale rispetto al loro centro geometrico. La loro variabilità dimensionale condiziona ovviamente l’altezza della fascia bianca che contiene il datario, quindi la distanza tra le due lunette può essere diagnostica per la distinzione di due timbri apparentemente uguali.

La fascia centrale che contiene il datario è costituita da una finestra che mostra i numeri in successione da sinistra a destra e, nei timbri più antichi, si legge il giorno, il mese e l’anno (con due o quattro cifre); nelle versioni successive fu aggiunta anche l’ora di timbratura (ultimi numeri a destra) e durante l’era fascista fu aggiunto, interposto tra l’anno e le ore, l’anno dalla sua fondazione in caratteri romani. L’era fascista, come noto, è contata dalla presa del potere il 29 ottobre del 1922 ed è applicata con numeri romani; come si evince, l’anno fascista era parzialmente sfasato rispetto a quello solare di circa due mesi. Sui timbri postali l’anno fascista è stato applicato solo dal 1927 e compare a destra del datario; esso può essere l’ultimo numero o il penultimo seguito dall’ora di bollatura quando presente.

Altro dato importante è il diametro della circonferenza esterna e, come è noto, questo valore è tendenzialmente aumentato nel tempo. fino a raggiungere i 33 millimetri nei timbri di ultima generazione della fine degli anni ‘30. Oltre alla dimensione maggiore, l’ultima versione dei timbri postali coloniali era caratterizzata dalle lunette con i due estremi arrotondati anziché a punta (figura 2).

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 2 – la foggia dei timbri di ultima generazione in distribuzione in Libia dal 1937-38. Il diametro della circonferenza esterna è di 33 millimetri e le lunette hanno i vertici arrotondati.

 

 

 

I numeri del datario sono saldati su una serie di rotelline che consentono di cambiare numerazione giornalmente. Mentre, le lettere riportate lungo la corona circolare vengono distribuite in modo da occupare lo spazio disponibile e con una certa simmetria rispetto alle lunette per consentire una certa facilità di lettura.

A seconda della lunghezza delle singole parole inserite, le lettere hanno uno specifico corpo (dimensione) e vengono applicate in modo che la parola abbia una precisa posizione relativamente a:

  • dimensione delle lunette,
  • distanza tra le singole lettere
  • altre caratteristiche tecniche

per “caratteristiche tecniche” si intende la presenza o meno di altri simboli quali stelline che dividono la parte alta del timbro da quella bassa. Generalmente due timbri esattamente uguali non potevano esistere in quanto erano costruiti in modo artigianale, c’è quasi sempre qualche piccolo particolare che ne consente la distinzione. Per intenderci, i timbri dell’epoca somigliano per certi versi alle soprastampe che, per piccoli particolari ne consentono la plattatura sui fogli interi.

Alberto Diena nel suo compendio per il 50° della Libia Italiana ha pubblicato una serie di articoli su Il Collezionista (1962) e in due ha descritto alcuni timbri; taccio autori precedenti in quanto non esaustivi. Invece la prima catalogazione organica dei timbri di Libia con numerazione progressiva delle singole impronte e loro valutazione in punti è stata impostata da Piero Macrelli (1996) e ripresa e aggiornata con nuove impronte da Claudio Di Vita (2013) mantenendo la stessa scala dei punteggi. In entrambe le pubblicazioni sono riprodotte molte impronte le quali sono state decisamente preziose per la ricostruzione dei timbri parziali presenti sui francobolli usati.

 

Detto questo passo alla descrizione di alcuni timbri iniziando dal comune BENGASI (POSTA AEREA).

Inizialmente questo primo annullo l’ho analizzato per ricostruire una data d’uso nella quale non compariva il secondo numero dell’anno, decisivo per la sua attribuzione (figura 3); elemento importante per avere il maggior numero possibile di dati per le elaborazioni statistiche utili per la mia ricerca in corso. La ricostruzione del timbro di figura 3 è stata possibile grazie alla differente distanza delle due cifre che indicano l’anno, infatti tale distanza è minima per lo 0 ed il 2 (anni 40 e 42) e leggermente maggiore per l’anno 41 a causa della larghezza esigua del numero 1. Questo dato, insieme ad una piccola macchiolina sul dente del francobollo ha consentito di posizionare il numero 1 all’estremo lembo dei denti.

 

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 3 – la cifra determinante per identificare l’anno è stata ricavata grazie alle distanze tra i due numeri.

 

 

Nel tentativo di ricostruire le date su altri esemplari del francobollo in esame, mi sono imbattuto in alcune impronte nelle quali non osservavo la giusta corrispondenza tra la posizione delle lettere rispetto alla prima impronta ridisegnata. Ho francamente avuto il sospetto di aver commesso qualche piccolo errore pertanto sono passato ad analizzare documenti viaggiati con annulli completi e chiari. Questi confronti mi hanno portato ad individuare una seconda impronta del timbro caratterizzata da una differente distribuzione delle lettere presenti nella corona circolare (figura 4). A questa impronta, non presente in bibliografia, ho attribuito il numero 10 bis.

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

con il numero 10 (in basso a sinistra) è rappresentato il ben no-to timbro di Bengasi, a destra un secondo timbro individuato durante questo studio nel quale la distanza tra le lettere è maggiore tanto da produrre una maggiore lunghezza delle pa-role.

 

Nella successiva figura 5 mostro in sovrapposizione le due impronte della figura precedente, in questo caso l’impronta 10 bis è rossa. Lo sfasamento delle scritte, appena accennato per BENGASI, è invece più visibile per la scritta (POSTA AEREA). L’elemento più appariscente è la parentesi a sinistra che risulta in corrispondenza della base del primo numero del datario.

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 5 – sovrapposizione delle impronte 10 (nero) e 10bis (rosso) della figura 4. Si noti il leggero sfasamento tra le scritte della corona circolare.

 

Altro aspetto interessante ed importante, come accennato, è che quasi sempre è possibile ricostruire il timbro anche se parziale purché la parte presente sia sufficientemente leggibile. È questo il caso abbastanza frequente delle impronte presenti su francobolli con la sola parte bassa del timbro nella quale è possibile leggere solo la parola “CIRENAICA”, non sempre tra parentesi, ma anche questo particolare aiuta molto.

Un esempio interessante è il timbro con data errata (10 anziché 40) trovato per Tobruch che non è ancora stato descritto da alcuno (figura 6). Ricordo che questa data in realtà non è errata, fu un escamotage in quanto alcuni timbri distribuiti agli inizi del secolo erano predisposti con la prima cifra dell’annualità composta da soli tre numeri e validi quindi fino al ‘39. L’avvicinarsi del conflitto molto probabilmente rallentò la distribuzione dei nuovi timbri e fu consigliato agli uffici periferici di utilizzare la cifra 1 al posto del 4. I casi furono decisamente pochi tanto che impronte con data “errata” non sono molto comuni.

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 6 – francobollo con annullo datato 1.5.10 con la de-nominazione regionale leggibile ma senza il nome della località. La distanza tra le singole lettere di “CIRENAICA” hanno consentito l’attri-buzione di questa impronta a Tobruch (v. testo e figure seguenti).

 

 

 

L’annullo riportato sul 50 centesimi di figura 6 lo avevo inizialmente attribuito a Derna in quanto per questa località sono stati ritrovati due differenti timbri con la data errata: 6 bis con la dizione “CIRENAICA” senza parentesi ed il 10 bis con la dizione “CORRISPONDENZE”. L’altra località nella quale sono stati utilizzati tali timbri è stata Porto Bardia, sempre in provincia di Derna. Per questa seconda località sono stati trovati tre timbri con data “errata”: i nn. 1, 2 e 3, tutti con la dizione “CIRENAICA”, ma nessuno con le due stellette ai lati del datario, al loro posto ci sono quattro puntini disposti a quadrato. Il timbro n. 4 ha le stellette ma ha struttura totalmente differente.

L’unica impronta di Derna che riporta le stellette e la dizione “CIRENAICA” senza parentesi è il n. 6 bis, purtroppo in tale impronta non si osserva la perfetta sovrapposizione della parola “CIRENAICA” in quanto le dimensioni e forma delle singole lettere sono differenti rispetto a quelle presenti sul francobollo in questione (figura 7).

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 7 – annullo 6 bis di Derna in rosso con la data 1.5.10 riportata sul francobollo i cui si nota la differente forma della C di Cirenaica e la non sovrapposizione dell’intera parola.

 

 

Nell’annullo del francobollo la prima C non è ben visibile, ma la seconda è abbastanza chiara ed ha forma allungata in altezza. Al contrario le due C nel timbro di Derna hanno forma arrotondata. Il timbro è stato centrato con le due lunette presenti sul francobollo e rinforzate con il tratto nero interno a quelle rosse per evidenziarne la posizione.

Un altro timbro di Derna possibile è il n. 5, ma anche questo ha le lettere di “CIRENAICA” arrotondate e si distingue dal n. 6 per una lieve maggiore lunghezza della scritta che non aiuta affatto.

Per poter individuare la località da cui fu spedito questo francobollo bisogna valutare la struttura del timbro e l’aiuto viene considerando lo spazio bianco in cui si trovano le stellette. Dall’ampio spazio bianco il nome della località deve necessariamente essere abbastanza corto e molto probabilmente costituito da una sola parola.

  • Battisti ha lo spazio intorno alla stelletta molto piccolo, come pure Apollonia,
  • Cirene ha un timbro possibile, ma ha le lettere arrotondate come quelli di Derna,
  • Giovanni Berta ha un solo timbro con la sola dizione Berta ma è il nuovo tipo con le lunette arrotondate, stessa considerazione per le località Luigi di Savoia e Luigi Razza,

Tra le località con nome breve in provincia di Derna resta solo Tobruch, per la quale località si conoscono numerosi timbri e con una discreta distanza intorno alle stellette. Non sono segnalati timbri con datario “errato” in provincia di Bengasi. Tale anomalia, come accennato, può essere messa in relazione con le difficoltà prebelliche che hanno certamente interrotto la distribuzione dei nuovi timbri con le lunette arrotondate in tutta la Cirenaica.

La ricerca di un possibile annullo di Tobruch che potesse essere stato usato con l’annualità 1910 mi ha portato ad individuare l’impronta 15 alla quale ho aggiunto il termine “bis” (figura 8).

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 8 – annullo 15 bis di Tobruch in rosso nel quale la parola “CIRENAICA” trova giusta sovrapposizione con quella sul francobollo e vengono rispettate tutte le altre geometrie.

 

 

Come si può notare nel particolare ingrandito la sovrapposizione delle stellette e quella della dizione “CIRENAICA” sono perfette e lo sono anche le singole lettere che la compongono rispettandone anche la forma. Si osserva anche la coincidenza delle due gambe della R di TOBRUCH.

 

Oltre ai due timbri sopra esposti, ne ho individuati altri, sicuramente noti, ma dei quali non ho trovato impronte in bibliografia: BENGASI (VAGLIA A) in due versioni le cui impronte sono ben leggibili direttamente sui francobolli. Entrambe le versioni sono state trovate su alcuni esemplari in una parte della gran massa di francobolli usati che sto analizzando e probabilmente ne usciranno altri.

Nella figura 9 sono riportati due esemplari che accoppiati hanno consentito la ricostruzione del timbro del primo tipo. In questo timbro le stellette sono assenti, le lettere sono di grandi dimensioni e le lunette, relativamente piccole, distano tra loro 9 millimetri mentre il diametro è di mm. 28,5. La parola bengasi occupa tutto l’arco della lunetta superiore e in basso (VAGLIA A) ha le due parentesi che sbordano al di sopra della linea orizzontale della lunetta, quella di destra in modo più accentuato. Al centro della figura il timbro ricostruito.

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 9 – impronta BENGASI (VAGLIA A) tipo I senza le stellette e con caratteri grandi.

 

Il secondo tipo è presente quasi per intero all’interno di un solo francobollo (figura 10) e la sua ricostruzione è stata facilissima.

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 10 – impronta BENGASI VAGLIA A tipo II con le stellette e con caratteri piccoli e maggiormente distanziati.

 

In questo caso il timbro ha le stellette ai lati del datario, le scritte con caratteri leggermente più piccoli e le lunette molto piccole tanto che la loro distanza è 11,5 millimetri, molto ampia rispetto a quella dell’impronta precedente, il diametro invece è di mm. 28. La dizione BENGASI fuoriesce abbondantemente dall’arco della lunetta e VAGLIA A è senza le parentesi e gli apici delle due lettere agli estremi coincidono con i due vertici del segmento circolare.

La differenza più evidente è la dimensione delle lunette e la loro distanza.

L’ordine di classificazione in I e II tipo è stato casuale e legato all’ordine di rinvenimento, le date indicano la coesistenza di questi timbri, solo un mese di differenza, e al momento non ho ulteriori elementi discriminatori.

Nella ricerca che ho potuto fare ho trovato anche il vaglia di figura 11, in questo caso si tratterebbe di un III tipo in quanto ha le stellette e le parentesi, ma ha anche le lunette arrotondate ed è quindi da ricondurre all’ultima tipologia in corso di distribuzione.

 

 

 

LA RICOSTRUZIONE DI ALCUNI TIMBRI DI LIBIA DEGLI ANNI ’30-‘40

Figura 11 – impronta BENGASI (VAGLIA A) un ulteriore tipo (III) con le stellette e le parentesi ma con le lunette arro-tondate e caratteri ton-deggianti differenti dai primi due tipi.

 

 

La ricevuta vaglia riprodotta è stata ripresa dal sito delle vendite on line dell’AICPM, quindi più che nota agli specialisti di Libia. Stando alle mie conoscenze, non ho ancora avuto modo di vedere annulli Vaglia su buste viaggiate.

 

 

Altra impronta non trovata in bibliografia è BENGASI n° 1 (BERKA) con le lunette arrotondate al quale ho attribuito il n. 6 (figura 12).

 

 

Figura 12 – impronta BENGASI № 1 (BERKA) su cartolina di Tripoli spedita da Bengasi. Tale timbro, con le lunette arrotondate, fu l’ultima tipologia distribuita in Libia prima del conflitto. L’anno è di fantasia anche se congruo con il periodo d’uso.

 

Il ritrovamento di quest’ultimo, fatto da Nino D’Aponte, è stato del tutto casuale su una cartolina dalla quale era stato staccato il francobollo facendo perdere un quarto dell’impronta che però ho potuto comunque ricostruire abbastanza bene nei caratteri generali, ma con qualche incertezza nei particolari. Tale timbro è caratterizzato dalle lunette arrotondate ed ha diametro di 33 millimetri. Non è presente nell’elenco riportato da Di Vita. Ho fatto una ricerca in rete ed ho constato che non sono frequenti le offerte con annulli di Berka in generale, infatti nella scala di valutazione hanno buoni punteggi. Ad ogni modo l’annullo di figura 12 non è reperibile. Non l’ho notato nemmeno tra le immagini del forum dell’AICPM. Da uno scambio di opinioni con Samuel Rimoldi è emerso che il timbro è noto ma decisamente raro. Ne deriva quindi che l’uso di questo timbro non sia stato molto frequente. La ricostruzione della parte mancante segnata in rosso è stata fatta sulla base dei caratteri del timbro n. 4, sussistono solo due indecisioni: la presenza o meno dei due segmenti sotto l’apice del simbolo N° e, per quanto noto a Samuel Rimoldi, l’ora di timbratura non dovrebbe essere presente.

 

 

Ringraziamenti

Desidero ringraziare per la fattiva collaborazione prestata Piero Macrelli, Roberto Monticini, Samuel Rimoldi e Nino D’Aponte.

 

 

Bibliografia

Di Vita C., (2013) – Libia 1911/1943 – Storia postale della Colonia di Libia e non solo. Volume II. Tasporti Grafici, Trezzano sul Naviglio, MI.

Diena A., (1962) – La storia postale e filatelica dell’ex colonia italiana a 50 dall’occupazione. Parte 7, Uffici postali e bolli: notizie generali. Il Collezionista – Italia Filatelica. N. 8.

Diena A., (1962) – La storia postale e filatelica dell’ex colonia italiana a 50 dall’occupazione. Parte 8, Elenco dei bolli circolari a date. Il Collezionista – Italia Filatelica. N. 10.

Macrelli P., (1996) – I bolli degli Uffici Civili della Libia. Fil-Italia Vol XXII, n. 3, giugno 1996.

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